«Bandiera palestinese a Milano». C’è una riprova infallibile, per verificare l’impatto simbolico che può avere il caos che vogliono scatenare in Italia: è il racconto che su quanto accade in casa nostra - fanno Hamas e Iran. Mentre risuonavano slogan inneggianti all’Intifada e alla «Palestina dal fiume al mare», ieri la notizia delle manifestazioni è finita su Al Jazeera. E «Quds network news», agenzia palestinese considerata vicina al mondo filo Hamas, ha enfatizzato le proteste dei portuali: «I lavoratori portuali in circa 100 porti di quasi 20 paesi interromperanno il lavoro - annunciava Qnn - in solidarietà con la Palestina e contro la guerra». Proprio l’agenzia palestinese (che si dichiara indipendente, in passato è stato bloccata da varie piattaforme ed era finita nel mirino della stessa Autorità palestinese) il 19 ottobre, giorno della guerriglia di Milano, pubblicava un’immagine eloquente: «I manifestanti nella città di Milano, in Italia - si leggeva sopra la foto di piazza Duomo hanno alzato la bandiera palestinese mentre criticavano la complicità del loro governo nel genocidio a Gaza». Negli stessi giorni l’Iran (quel regime fanatico e feroce che ha massacrato nelle piazze migliaia di oppositori) provocava il nostro Paese con una richiesta paradossale: rispettare i diritti dei manifestanti e della «libertà di espressione». Intanto il ministero degli Esteri della Repubblica islamica emetteva un avviso ufficiale per sconsigliare ai cittadini i viaggi in Italia e Francia.Quando le piazza europee si incendiano, gli islamisti di mezzo mondo non solo esultano, ma fanno girare le immagini, dall’Indonesia al mondo arabo. Le piazze che «cadono» sotto le insegne palestinesi hanno un valore simbolico enorme. Come può averlo, per gli altri, un dirigente sindacale (il segretario Samuele Lodi) che si presenta all’assemblea generale Fiom con la kefiah, la scritta «Diluvio di Al-Aqsa» (il nome dell’attacco di Hamas del 7 ottobre) e una cartina palestinese dal fiume al mare, appunto, senza Israele.Intanto a Berlino la aspirante sindaca di Die Linke Elif Eralp si è fatta sfuggire una verità inquietante, a proposito della mancata condanna di un militante pro Hamas. «Ho paura per me e la mia famiglia» ha detto. Per insipienza o paura, per ideologia o malintesa convenienza, la sinistra si è auto-infiltrata. Ha aperto la porta agli islamisti che ora la fanno da padroni.

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