Chi è «Corrado»? Il nome ventilato da Sigfrido Ranucci sul Fatto Quotidiano in relazione al mandante dell’attentato che ha subito? Certo non Marco Mancini, l’ex agente segreto, che ha querelato il teletribuno per averlo tirato in ballo, come Il Giornale può rivelare in esclusiva. Diceva Ranucci che «Corrado» fosse il nome in codice dell’ex responsabile del controspionaggio italiano. Non è vero. Mancini veniva chiamato «Tortellino» per le sue origini emiliano-romagnole e in qualche altro modo. Ma mai i suoi colleghi gli si sono rivolti con «Corrado».
Il conduttore di Report si era già beccato una querela da Mancini per la vicenda dell’autogrill. Ranucci, in tv, si era avventurato in un’intemerata sul caso Telecom-Sismi dal contenuto, almeno per l’ex dirigente del Sismi, diffamatorio. Quella querela è ancora pendente. E così, con la storia di «Corrado», Ranucci ci ricasca. Anche se l’ex agente segreto ha avuto modo più volte di evidenziare come quella di Ranucci nei suoi confronti sia una «ossessione».
Il teletribuno continua a sguainare la spada contro un avversario che si definisce assente dal campo di battaglia. E che si limita a incassare, querelando. Mancini è uno degli ultimi nomi fatti da Mr.Report. «A Corrado non devono arrivare», affermano nelle intercettazioni i presunti esecutori dell’attentato a Ranucci, che ha fatto circolare tante piste nei modi più disparati. E come poteva esimersi, del resto, dopo aver associato la bomba sotto alla sua abitazione persino al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari in commissione Antimafia? E poi anche il riferimento alla presidente Chiara Colosimo, come rivelato dalla collega Giulia Sorrentino. Report, invece, aveva puntato le luci dei riflettori su Gimmi Cangiano, il deputato di Fratelli d’Italia che per qualche tempo si è visto affibbiare la qualifica di «deputato dietro la bomba».
Il centrodestra li ha definiti sospetti infamanti. Per ora le scuse non sono arrivate. Tanti i nomi più o meno sbandierati ma non quello del suo amico fraterno Valter Lavitola, che secondo la Procura è l’unico mandante dell’attentato a Ranucci. Certo, Mr.Report ha puntato Marco Mancini da tempo: dalla vicenda dell’autogrill. Ieri Matteo Renzi, in un’intervista a Il Giornale, ha definito quella storiaccia «un regolamento di conti tra settori dell’intelligence». Se regolamento è stato, a rimetterci è stato proprio l’ex dirigente del Sismi, che è stato pensionato. Stando ai retroscena dei tempi, l’ex capo del controspionaggio sarebbe potuto diventare di lì a breve capo dell’Aise. Ma la questione dell’autogrill frenò, per usare un eufemismo, la sua carriera. Ranucci, poi, di rapporti con l’intelligence se ne intende.
Nella vicenda di Fiano Romano, l’ex 007, ancora in servizio, venne identificato su Report da un agente in pensione, Carlo Parolisi, del quale la trasmissione nascose volto e tono della voce. E la strana storia della professoressa di religione? Niente a che fare con l’intelligence?
«Ranucci» e «mistero» sembrano ormai due sinonimi.
