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Interni

Edilizia, anche i costruttori contro il Comune

“Il Tar conferma che deve decidere in tempi certi. Serve una giunta più forte”

L'inutile neologismo "operaicidio"

La sentenza del Tar Lombardia sul caso di via Cletto Arrighi, quella che giorni fa ha condannato l’«inerzia del Comune» e ha ordinato che sia data una risposta entro 60 giorni - positiva o negativa che sia - alla società Lambretto Immobiliare srl che attende lumi sul permesso di costruire convenzionato per un progetto residenziale in zona Lambrate, «conferma un principio fondamentale, il Comune non è obbligato ad approvare un progetto, ma è obbligato a decidere entro tempi certi e con motivazioni chiare». A ribadirlo è il presidente di Assimpredil Ance Giovanni Deleo. Per l’associazione dei costruttori «Milano non ha bisogno di meno controlli o di scorciatoie, ma di una pubblica amministrazione più forte, capace di concludere i procedimenti e garantire certezza del diritto a cittadini e imprese. E’ necessario il monitoraggio pubblico delle pratiche, la digitalizzazione dei procedimenti e una gestione coordinata delle istruttorie. Serve anche una maggiore tutela dei funzionari, utilizzando l’intelligenza artificiale come supporto operativo ed un piano straordinario per smaltire l’arretrato». La sentenza, conclude Deleo, «afferma alcuni principi che evidenziamo da tempo ormai: Milano deve recuperare certezza dei tempi, capacità amministrativa e credibilità decisionale, non per avere necessariamente scelte favorevoli ai progetti edili ma per avere una risposta. Solo così la città, insieme alle sue imprese ed ai suoi cittadini, potrà lavorare con successo per il suo futuro».

Il Tar nella sentenza avverte peraltro che se non arriverà una risposta entro il termine stabilito potrebbe scattare la nomina di un commissario ad acta. Sarebbe la prima volta. Ma il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina la vede quasi come uno soluzione provvidenziale per superare lo stallo: «Lo chiediamo a gran voce ormai da anni, Milano ha disperatamente bisogno di un commissario all’urbanistica e di una svolta radicale che metta fine a una paralisi amministrativa non più tollerabile. La decisione dei giudici «evidenzia come il problema di fondo non risieda nella volontà di forzare le approvazioni, ma nell’esigenza imprescindibile di garantire risposte chiare, trasparenti e soprattutto nei tempi previsti dalla legge a chiunque investa e lavori sul territorio. L’immobilismo negli uffici comunali è il risultato di una gestione politica priva di visione chiara. Imprese e cittadini non possono continuare a rimanere ostaggi di una burocrazia lenta. A fronte della sentenza il Comune si assuma la responsabilità e faccia mea culpa».

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