Salim el Koudri non era incapace di intendere e di volere e può sostenere il processo per aver centrato come birilli, il 16 maggio, passanti innocenti nel centro di Modena con la sua macchina trasformata in ariete. Una strage con 7 feriti, compresi alcuni con le gambe amputate, e Monica Esposito, 55 anni, morta dopo due mesi di agonia. All’udienza di ieri, per l’incidente probatorio davanti al Gip del tribunale di Modena, è arrivato anche El Koudri con il cappuccio della felpa calato sulla testa trovandosi di fronte ad alcune delle sue vittime. In aula c’era Angelo Ciccarelli, marito della donna scomparsa, costretto su una carrozzina dalle ferite. E lo chef Ermano Muccini, pure lui investito, ma ferito in modo meno grave.
I periti, Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori, incaricati dal Gip Donatella Pianezzi, hanno illustrato la relazione sull’imputato nel corso delle tre ore di udienza. El Koudri era in grado di «comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi». I problemi psichici, emersi in precedenza, non hanno raggiunto un livello tale da alterare le sua capacità quando ha investito la folla ad alta velocità. Non lasciano dubbi i punti salienti, ripresi nella memoria che chiede l’aggravante per terrorismo presentata subito dopo l’udienza dall’avvocato Liborio Cataliotti, legale della famiglia Esposito. «Al momento della commissione dei reati contestati il Sig. El Koudri Salim era pienamente capace di intendere e di volere - hanno scritto i periti - La condotta illecita non costituisce espressione sintomatologica di un disturbo mentale, bensì l’esito di un agito motivato da frustrazione, rancore e finalità rivendicativo dimostrative, attuato con lucidità operativa e autodeterminazione conservata.».
Tutto già anticipato e sostenuto dal Giornale, fin dall’inizio, quando l’attacco era solo il gesto di un folle. Adesso il sindaco di Modena, del Pd, fa retromarcia e annuncia che l’amministrazione «chiederà di costituirsi parte civile, quale parte offesa, nei confronti di Salim El Koudri». E parla di «gravissimo attentato» dopo l’udienza di ieri «passaggio di grande rilievo nel percorso giudiziario che dovrà accertare fino in fondo le responsabilità». L’avvocato difensore dello stragista, Fausto Gianelli, che ha sempre smentito l’aspetto terroristico confondendo le acque con le richieste di El Koudri di una Bibbia e altre, probabili, simulazioni, è diventato più cauto, ma contesta i risultati dei periti. «Il disturbo psichiatrico - sostiene - è importante e compromette la capacità di intendere e di volere». E poi aggiunge polemico che «la Procura ha le carte in mano per non contestare aggravanti richieste a furor di popolo» come la premeditazione ed il terrorismo.
Per Deborah De Cicco, legale di Giuseppe Esposito, fratello della vittima, la perizia «non va a considerare quella che secondo noi è la matrice, la spinta motivazionale dell’indagato. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che sia ideologica, da ricondurre al materiale informatico (jihadista ndr), già agli atti, ovvero a tutte le ricerche sul web che ha svolto, piuttosto allarmanti». Anche lei chiederà l’aggravante per terrorismo. L’inchiesta non è ancora conclusa, anche se per ora non sono emersi collegamenti con cattivi maestri della guerra santa oppure organizzazioni terroristiche. Strano che non sia saltato fuori il lungo viaggio di almeno 5 mesi, fra il 2024 ed il 2025, compiuto dall’imputato in Germania e Inghilterra proprio con la Citroen C 3 utilizzata per la strage. «Per il momento El Koudri sembra essersi auto esaltato e radicalizzato in rete - spiega una fonte del Giornale - ma il caso non è chiuso».
