È un’altra Elly Schlein quella che si presenta al mattino al Nazareno, che sfida prima Giorgia Meloni e poi l’alleato rivale Giuseppe Conte. Ecco l’affondo nei confronti del leader del M5S: «uno non vale uno» e la leadership del campo largo dovrebbe spettare al partito di maggioranza della coalizione, ovvero a lei. Non ci sta Conte che a sera replica piccato: «Uno vale uno. Non ci sono alternative alle primarie».
È la sintesi di una giornata lunghissima che inizia al mattina con la direzione del Pd dove la segretaria recita la parte di chi si sente già candidata alla presidenza del Consiglio. Ragion per cui l’incipit della lunga relazione è un’ arringa contro l’inquilina di Palazzo Chigi. Così Elly versus Giorgia diventa il titolo di giornata, innescando un certo fastidio negli alleati della segretaria del Pd. Eccola Elly in formato campagna elettorale: «Meloni deve prendere atto che ha fallito e deve andare a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia». E ancora: «È il governo più longevo, ma in questo caso la stabilità ha prodotto immobilismo». Dopo pochi minuti risponde la presidente del Consiglio dal suo profilo social: «Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. p.s. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità». Obiettivo raggiunto, dunque.
Su queste note Elly chiama a raccolta il parlamentino del Nazareno, «perché la novità siamo noi: un’alleanza progressista unita e competitiva che può battere le destre alle prossime elezioni. Questo è il fatto nuovo».
Se questa è stata la premessa, nello svolgimento la segretaria del Pd si dedica al centrosinistra, alle primarie, agli alleati. Schlein rivendica dunque l’egemonia della coalizione. E proprio per questo motivo, a suo avviso, uno non vale uno. Ed è un affondo che sembra essere più un monito nei confronti di Giuseppe Conte: «Il programma dunque si scrive con tutta l’alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione. Perché a noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamente il primo partito dell’opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore e con l’impegno». E sempre in chiave anti-Conte si deve leggere il successivo passaggio sulla leadership del centrosinistra. Per Schlein toccherebbe a chi rappresenta il partito di maggioranza della coalizione, ovvero a lei. «Che guidi il partito che prende un voto in più non è egemonia è democrazia. Se c’è chi non riconosce questo principio democratico faremo le primarie, le faremo e le vinceremo insieme, avendo poi cura di rappresentare tutti. Non abbiamo paura del voto e della democrazia». Ragionamento piccato che sembra ancora una volta rivolto al leader del M5S. O la coalizione sarà guidata dalla segretaria del Pd, altrimenti via alle primarie. Tutto questo deve passare da un programma vincolante che dovrà essere scritto con tutti gli attori del centrosinistra, anche con i cespugli più moderati. Quanto alle divisioni sulla politica estera, secondo Schlein un accordo si troverà. Di sicuro, il Pd non parteciperà ad esecutivi di larghe intese. Ma come si sa, all’indomani del voto tutto può succedere. E se la relazione della segretaria del Pd viene approvata all’unanimità con i riformisti che non partecipano al voto, la frase di Schlein che ha suscitato polemica è quella sull’uno che non vale uno. Non ci sta, ad esempio, Angelo Bonelli di AVS: «Penso sia stata un errore fare una dichiarazione così». Raccontano che Bonelli sia uscito allo scoperto dopo essersi consultato con Conte, a conferma dell’asse fra la sinistra radicale e il M5s. Non a caso a sera da Frosinone l’avvocato del popolo non la manda a dire alla segreteria del Pd. E avverte che la strada è segnata: le primarie s’hanno da fare. Insomma, sono ore di passione per il campo largo. Come del resto, per il Pd. I riformisti ribollono, il cosiddetto correntone di Montepulciano non appare convinto. È il motivo per cui viene esaminata alla lente di ingrandimento un’affermazione di Piero Fassino: «A meno di un anno dalle elezioni serve un’ accelerazione e un cambio di passo su passaggi cruciali, assumendo scelte che consentano al Pd di espandere il consenso dei cittadini, condizione essenziale per sconfiggere la destra». Elly è avvertita.
