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Erri De Luca, il caso arriva in Consiglio regionale: interrogazione a Fico

Fratelli d'Italia interpella il governatore: "Esclusione illiberale dal festival Salerno Letteratura. È in gioco la libertà di parola"

Erri De Luca, il caso arriva in Consiglio regionale: interrogazione a Fico

Il caso dell'esclusione di Erri De Luca dal Festival Salerno Letteratura per le sue dichiarazioni sul sionismo e su Gaza arriva in Consiglio regionale, con una interrogazione del gruppo di Fratelli d'Italia - presieduto dall'ex ministro Gennaro Sangiuliano - al governatore Roberto Fico. Per i consiglieri meloniani "al di là se la posizione di De Luca sia condivisibile o meno, appare profondamente illiberale la sua esclusione". Nell'interrogazione si ricorda che la Regione Campania ha concesso il patrocinio a Salerno Letteratura, e si chiede a Fico "quale iniziativa politico-istituzionale intenda assumere sulla vicenda, per garantire che la Campania sia sempre e comunque terra di libertà, di pace e di rispetto delle diverse opinioni sociali, culturali e politiche". Il gruppo consiliare di FdI chiede infine "come e in che forma la Regione ha contribuito alla realizzazione del Festival", e se la decisione di estromettere De Luca "sia stata in qualche modo comunicata dagli organizzatori alla Regione stessa". Aggiunge Sangiuliano, che riveste anche il ruolo di capo dell'opposizione in Consiglio regionale: "Sembra una decisione sovietica che riporta al clima dell'intolleranza verso gli scrittori che si scatenò in Unione Sovietica e nell'Europa dell'Est. Al di là del merito delle posizioni dello scrittore, qui è in gioco la libertà di parola".

"L'intervista di De Luca ripresa dal Foglio sul sionismo e su Gaza ha turbato noi come molti, ci ha spiazzato e messo in imbarazzo. Questo si può dire? A chi fa notare che le posizioni sioniste di De Luca erano note, vorrei far osservare che ribadirle o articolarle in quel modo dopo Gaza non è esattamente la stessa cosa". A dirlo, con un lungo post sui social, è Paolo Di Paolo, che con Gennaro Carillo cura la direzione artistica del festival. Pur dicendosi dispiaciuto per l'assenza di De Luca, Di Paolo ribadisce che "non era facile fare finta di nulla". "Provo a fare un pò di chiarezza - esordisce - sapendo che non servirà, perché siamo nel tempo delle fauci spalancate e con questo bisogna fare i conti, ora per ora. La polemica del giorno, arroventata, riguarda Erri De Luca e un festival culturale, Salerno Letteratura. Me ne occupo con Gennaro Carillo da diversi anni. Ogni edizione è aperta da una prolusione (discorso inaugurale, lezione introduttiva). Negli anni è stata affidata fra gli altri a Raffaele La Capria, a Eva Cantarella, a Domenico Starnone, a Melania Mazzucco. Quest'anno avevamo coinvolto Erri De Luca. Dunque non un incontro fra duecento incontri, ma il momento più solenne, quello che apre e "timbra" l'edizione. Siamo tutti lì, fra palco e platea: organizzatori, volontari, istituzioni, sponsor, sostenitori. Avevo cominciato qualche settimana fa a imbastire l'intervento di De Luca in dialogo con lui, saremmo partiti dal verso di Alfonso Gatto (1909-1976), poeta salernitano: "Il cuore desto avrà parole". La sua intervista al Foglio ci ha spiazzato e messo in imbarazzo. Ma il punto è un altro. Ci siamo confrontati nel gruppo di persone che lavorano al festival, con senso di responsabilità, con dubbi e incertezze, e abbiamo pensato che lasciare l'intervento di De Luca in quella posizione di apertura avrebbe creato imbarazzo a molti, che - laddove la questione Gaza non fosse stata sfiorata, come da premesse - questo avrebbe reso surreale l'incontro; e che più in generale non era facile fare finta di nulla. Nemmeno volevamo nascondere di essere in disaccordo con la negazione di un genocidio. È sbagliato? Si può discutere".

Intanto, mentre altri scrtittori - come Roberto Cotroneo e Paolo Flores d'Arcais - diserteranno la manifesazione proprio in solidarietà con De Luca, per la Comunità Ebraica di Milano "si tratta di una censura inaccettabile in una democrazia liberale. Noi ebrei sappiamo cosa significa essere messi a tacere: proprio per questo non possiamo restare indifferenti quando accade ad altri. Colpisce il silenzio di tanti intellettuali, giornalisti e politici che in altre circostanze si ergono a difensori del libero pensiero. Un silenzio selettivo che rivela come la libertà di parola sia, per molti, una battaglia di bandiera e non un principio realmente condiviso.

Questo clima ricorda un periodo buio della nostra storia recente: anche negli anni delle Brigate Rosse cantanti e intellettuali venivano processati dalla piazza se non erano ideologicamente conformi. Ricordiamo tutti com'è finita". Così Walker Meghnagi, presidente della Comunità Ebraica di Milano.

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