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“Falsità su mio fratello”. Ranucci minaccia, ma la smentita è un boomerang

Il conduttore di Report attacca le testate del gruppo: “Fango dai giornali di Angelucci”

“Avrei fatto volentieri a meno di dare spazio all’ennesimo articolo di fango del giornale del Gruppo Angelucci, parlamentare della Lega di Salvini che pochi giorni fa ha chiesto di cacciarmi dalla Rai”. Questo l’incipit del post pubblicato su Facebook da Sigfrido Ranucci sull’ articolo d’apertura de il Tempo, “lanciato da Capezzone e ripreso dai suoi fratelli”.

“Dopo che ha ravanato nel mio passato e in quello della mia famiglia è riuscito a scrivere una decina di cose false in 10 righe”, scrive Ranucci che, quindi, si vede “costretto a ripristinare la verità per tutelare la dignità di mio fratello Daniele che in quanto appartenente alla Guardia di Finanza non può parlare senza autorizzazione”. Il conduttore di Report, che negli ultimi giorni ha minacciato querele persino alla pm Clementina Forleo, precisa che suo fratello “non è mai stato il responsabile dell’archivio” e che “non è ufficiale”. Ranucci, poi, attacca il Tempo che “omette di parlare dell’incarico con Pisanu nella XVI LEG e con la Colosimo XIX LEG per un anno e mezzo”. E aggiunge: “Nonostante le allusioni, in quelle legislature non è mai uscita dai luoghi dove ha lavorato una notizia classificata dall’archivio”. E ancora: “I presidenti, consiglieri parlamentari, ufficiali di collegamento, Comandanti sono stati sempre informati anche per iscritto della parentela”. Ranucci smentisce che sia “la prima volta che si parla della sua figura” perché “l’ho fatto - scrive - anche nella trasmissione La Confessione, di Peter Gomez”. Il conduttore rivela anche di aver informato di questo anche il presidente autorità nazionale Anticorruzione, l’ufficiale di collegamento, il suo comandante, e il portavoce del pres. ANAC. E, poi, puntualizza: “In 35 anni di carriera non ha mai scelto né il reparto né l’impiego, è stato amato, rispettato e anche destinatario di encomi”. Ranucci, infine, si rivolge al direttore del Tempo e conclude: “Se Capezzone vuole dare un contributo alla verità e all’interesse pubblico, sempre che sia nelle sue possibilità, indaghi su mandato di chi, mio fratello, è stato spostato dalla Commissione Antimafia. Questo dovevo all’onore della mia famiglia e alla storia di Daniele che paga il solo fatto di essere mio fratello”.

Non si tratta, certo, del primo attacco che Ranucci ha rivolto al Tempo e agli altri quotidiani del gruppo Angelucci, compreso Il Giornale che da settimane si occupa del caso. “C’è una chiara regia nella manovra della comunicazione successiva alla bomba contro di me: un piano globale, con noti terminal interni nell’informazione controllata dalla destra italiana”, era arrivato a dire Ranucci al quotidiano Repubblica che, poi, aveva preso le distanze dal conduttore di Report. Non va, inoltre, dimenticato che, nel corso dell’audizione alla commissione di Vigilanza Rai in cui aveva ipotizzato che vi fosse un piano del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari per screditarlo, Ranucci aveva accusato proprio Il Giornale di aver architettato una campagna di stampa contro.

Anche stavolta, però, la versione di Ranucci gli si è ritorta contro. A stretto giro, infatti, è arrivata la replica di Daniele Capezzone. “Temo che Sigfrido Ranucci stia smarrendo la lucidità. Il suo post, depurato dagli attacchi gratuiti a Il Tempo, al nostro editore, ai miei colleghi e a me, conferma in pieno la sostanza di ciò che abbiamo scritto sul lavoro di suo fratello in uno snodo delicatissimo della Commissione Antimafia”, ha detto il direttore del Tempo. E, poi, aggiunge: “Sigfrido dice che mai nessuna carta o informazione sensibile è uscita da lì. Molto bene: ci mancava solo che accadesse una cosa del genere!”. Il direttore del Tempo non ha dubbi: “Resta la notizia che abbiamo fornito. La terza molto rilevante in pochi giorni: i costi di Report, i comportamenti inappropriati di Ranucci verso una collega, il ruolo del fratello in una istituzione della Repubblica”. Capezzone, infine, poi ammette: “L’unica imprecisione è aver definito suo fratello ‘ufficiale’ quando invece è sottufficiale”. E sarcasticamente aggiunge: “Bene, gli auguriamo una promozione”. E, in conclusione, assicura: “Sarà bene che Ranucci si abitui all’idea che anche altre testate possano fare inchieste. Il Tempo le fa e le farà”.

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