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Fascicolo sulle ronde a Rozzano: l’ipotesi di “odio razziale”

Individuati due degli aggressori di un marocchino

Corteo dei residenti di Rozzano scendete in piazza vogliamo più sicurezza Rozzano - Italia - Cronaca Venerdì, 19 Settembre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Parade of the residents of Rozzano go down to the square we want more security Rozzano - Italy - News Friday, 19 September 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

Rozzano non dorme, in questi giorni. O meglio: dorme a fasi alterne, con un occhio aperto e la persiana socchiusa, come chi teme che la notte porti ancora cortei improvvisati e fiaccole accese non certo per festeggiare.

È mercoledì sera quando tutto comincia. Una donna di quarant’anni viene strattonata per strada. Poco dopo, un marocchino indicato, a torto o a ragione non sta a noi dirlo, da chi era presente viene circondato e pestato da un gruppo di passanti trasformatisi, in pochi minuti, in un tribunale di piazza. Non serve un’aula, non serve un giudice: basta un dito puntato e la rabbia sedimentata di un quartiere che si sente, da tempo, abbandonato a se stesso.

La prima sera sono in un centinaio. Il bilancio, freddo e burocratico come sanno essere solo i comunicati delle forze dell’ordine, recita: due maghrebini picchiati. La sera dopo il numero raddoppia. Non è più una scintilla isolata, è un incendio che si propaga per emulazione: si sfila nel quartiere Aler, si dà fuoco a un giaciglio di fortuna in un cantiere. Chi dormiva lì dentro,

quella notte, ha visto bruciare l’unica cosa che aveva.

Ora l’informativa dei carabinieri è arrivata sul tavolo della Procura di Milano, all’attenzione del procuratore Marcello Viola, che coordinerà l’inchiesta insieme a un pm ancora da designare. I militari hanno già individuato due persone ritenute autrici dell’aggressione allo straniero, e hanno ipotizzato il reato di percosse con l’aggravante dell’odio razziale. Un’ipotesi, va detto, ancora iniziale e provvisoria, suscettibile di essere ampliata o ridimensionata dopo i necessari accertamenti. Ma il segnale, quello, è già scritto: quando la giustizia diventa «fai da te», prima o poi arriva la giustizia vera a chiedere il conto.

C’è chi, in queste ore, prova a disinnescare la miccia prima che qualcun altro ci si scaldi le mani. È il sindaco Mattia Ferretti, che rivendica un distinguo netto: «Le ronde non sono Rozzano». Lo ripete come una formula quasi scaramantica, come se pronunciarla a voce alta bastasse a esorcizzare l’immagine che si è ormai attaccata al nome del suo Comune. «Sono felice che abbiano tutti preso le distanze» dice all’Ansa,

ricordando che venerdì sera la scena è cambiata: non più cortei spontanei e tensione nell’aria, ma «una marcia, anzi una passeggiata, pacifica e interculturale», con gli abitanti veri di Rozzano a riprendersi la strada. «Rozzano ha voluto far capire che non è frequentata da persone violente - insiste Ferretti - Ha 5.500 alloggi popolari su 40mila abitanti. Ha delle criticità oggettive»: una frase che vale una diagnosi urbanistica e sociale insieme.

Intanto però Milano blinda Rozzano, e non solo. Numeri, non parole: 500 persone identificate, 132 veicoli passati al setaccio, 23 locali controllati, due arresti per droga, sette denunce. È il bilancio di tre servizi straordinari messi in campo tra il pomeriggio e la notte di venerdì nel capoluogo e nell’hinterland, dentro la cornice tracciata dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

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