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Festa dell’Unità, la strana coppia Bersani-Conte all’assalto del governo

Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, l’ex segretario del Pd e l’ex premier hanno criticato aspramente l’esecutivo. Conte: “Se noi facciamo i progressisti, non c’è spazio per loro...”

Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, durante la festa Nazionale dell'Unit� a Reggio Emilia. 12/09/2026, ANSA +++ UFFICIO STAMPA UFFICIO STAMPA PARTITO DEMOCRATICO +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++

Oggi, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, è la volta dei big: Pier Luigi Bersani, il leader del M5S Giuseppe Conte e, per finire, la segretaria del Pd Elly Schlein.

Un lungo applauso ha accolto Pier Luigi Bersani che è stato invitato a partecipare al dibattito su “Il coraggio di cambiare” con il sindaco di Bologna Matteo Lepore. L’ex segretario ha subito attaccato il presidente del Consiglio: “La Meloni dice di aver risolto il problema della sicurezza: allora perché continua a sollevarlo? Quelli stanno lì per mantenere il problema, non per risolverlo”. E ancora: “Dare la colpa ad altri dopo quattro anni è difficile: ma chi ce li ha i ministri dell’Interno?”. Bersani, poi, ha aggiunto: “Un governo, quando governa, dovrebbe sapere che se ha fatto dei fatti la gente lo sa, quindi dovrebbe indicare i problemi. Che adesso, arrivati a questo punto dopo quattro anni, si faccia l’autoincensamento è una cosa ridicola”.

Renzi canta già vittoria. La minoranza non ci sta
VPier Luigi Bersani (Il Giornale/ANSA)

Insomma, bene la durata dell’esecutivo, “ma adesso basta”. Non sono mancate nemmeno le critiche al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardo al tema della sicurezza a Bologna: “Ma tu lo sai che cosa è successo a Bologna negli ultimi cinquant’anni e come si è affrontato il problema? Si è affrontato con una democrazia condivisa, le istituzioni e la gente in piazza”. Ma non solo.

“Non puoi venire a dettare la lezione quando hai lasciato sfilare Casapound a cento metri dalla stazione di Bologna, o quando hai preteso che la partita di basket con il Maccabi si facesse in centro, al palazzetto”, ha detto Bersani che, poi, ha rimproverato di nuovo il ministro: “Tu li cerchi gli incidenti. Io dico che nel caso di Bologna è esattamente così. Infine, un pensiero alle elezioni dell’anno prossimo: “Non siamo più nel 2022, questo è acclarato: con più voti abbiamo regalato il governo alla Meloni. Adesso - dice Bersani - questo non succede, perché comunque un’alleanza c’è, si farà, si consoliderà”.

L’ex segretario non ha dubbi: “Questa volta non vincono i partiti, stavolta deve vincere il popolo”. A margine del dibattito, invece, Bersani ha tracciato l’identikit del prossimo Capo dello Stato: “Il padre e la madre della Costituzione si chiama Resistenza. Se abbiamo potuto farcela da soli, a differenza di Germania e Giappone, è perché abbiamo avuto la Resistenza. Uno che non riconosce questo non è intimo della Costituzione”. E sulle primarie ha detto: “Ci concentriamo tutti su primarie sì e primarie no, ma il problema è un altro: bisogna fare 10 punti in tre righe che siano esigibili sui temi che la gente sente, come le armi, il lavoro, la sanità”. E, infine, ha spiegato: “Un popolo non scappa se sa che hai le idee chiare su quello che prometti di fare, e si sdrammatizza tutto. Quindi puoi farle o non farle: fare le primarie, secondarie o terziarie, viene dopo”.

Anche Conte, arrivando alla Festa dell’Unità, ha ringraziato per l’accoglienza. “Anche quest’anno sono venuto perché ci vengo sempre volentieri. Sono venuto anche da presidente del Consiglio e devo dire la verità che ho sempre avuto una grandissima accoglienza, ma veramente molto calorosa, per cui diciamo che sta diventando quasi una consuetudine”, ha esordito. E, poco dopo, si è lasciato andare a una battuta: “Un caffè con Renzi? No a quest’ora non posso, poi non dormo”. E a Meloni, che parlava di Una poltrona per due per il centrosinistra, replica: “La Meloni non si riferiva a noi, si riferiva a lei e Vannacci”.

Riguardo al metodo di scelta del leader, invece, dice: “Vorrei ricordare che nel Movimento 5 Stelle non c’è la tradizione delle primarie. Noi abbiamo omaggiato una tradizione del Pd perché non c’era altra soluzione. Quindi, voglio dire: è una tradizione che appartiene al Pd, si può trovare una soluzione”. Poi, riferendosi ai democratici scettici delle primarie, chiede in maniera provocatoria: “Adesso che facciamo? Ci riuniamo in qualche segreta stanza? Facciamo qualche caminetto dopo aver detto a tutto il popolo progressista che decideranno loro chi è il migliore o la migliore interprete per quanto riguarda la realizzazione del programma?”. Una volta arrivato sul palco, Conte attacca il centrodestra: “Se noi facciamo i progressisti, non c’è spazio per loro... Oggi stanno omaggiando l’industria delle armi, le banche, le aziende energetiche, i fondi di investimento che vengono in Italia a guadagnare profitti ingenti. Hanno fatto un patto tacito con i poteri forti, ma al contempo le persone si ritrovano con il carovita e le bollette alle stelle. Dobbiamo essere noi stessi, quelli che vogliono cambiare il Paese, e li ricacciamo via..”.

L’ex premier, poi, libera il campo da ogni dubbio sul futuro dell’alleanza: “Se sarò leale se perdo le primarie? Questa domanda è offensiva. Io rappresento una comunità che in tutta Italia lavora in amministrazioni non sempre con posizioni di vertice con una lealtà estrema”. E ancora: “Io credo non ci sia mai stata una crisi di un’amministrazione locale perché qualcuno del M5S voleva una poltrona in più”. Il leader del M5S assicura: “Se qualcuno pensa che qui si fa una questione di ambizione personale ha sbagliato indirizzo, io sono a servizio di un progetto. Se mai ci trovassimo in un Governo che non fa cose progressiste, quello sarebbe un problema, ma non credo”. Conte, poi, non rinuncia a rivolgersi a Sergio Mattarella affinché non passi la norma anti-partitini che prevede un elevato numero di firme per i partiti non presenti in Parlamento come Progetto Civico di Onorato e il Psi che “hanno già detto di volere dare il suo contributo al centrosinistra”. Conte spiega: “Ho grande rispetto per le istituzioni e in massima parte per il Presidente della Repubblica, non mi vedrete mai tirarlo per la giacchetta, ma ieri ho richiamato la sua attenzione per questa norma antidemocratica e illiberale che preclude l’ingresso in parlamento a forze politiche che non sono state ancora elette”. Sul perimetro dell’alleanza di centrosinistra, poi, precisa: “Renzi con tutto il rispetto ha dimostrato di avere dei suoi seguaci, ha una sua capacità sull’elettorato che mi sembra ben circoscritta, volete andare oltre o vi volete fermare a Renzi? Se vogliamo vincere e noi vogliamo vincere”.

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