Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:59
Interni

Festa dell’Unità, la strana coppia Bersani-Conte all’assalto del governo

Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, l’ex segretario del Pd e l’ex premier hanno criticato aspramente l’esecutivo. Conte: “Se noi facciamo i progressisti, non c’è spazio per loro...”

Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, durante la festa Nazionale dell'Unit� a Reggio Emilia. 12/09/2026, ANSA +++ UFFICIO STAMPA UFFICIO STAMPA PARTITO DEMOCRATICO +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++

Un lungo applauso ha accolto Pier Luigi Bersani che è stato invitato a partecipare al dibattito su “Il coraggio di cambiare” con il sindaco di Bologna Matteo Lepore. L’ex segretario ha subito attaccato il presidente del Consiglio: “La Meloni dice di aver risolto il problema della sicurezza: allora perché continua a sollevarlo? Quelli stanno lì per mantenere il problema, non per risolverlo”. E ancora: “Dare la colpa ad altri dopo quattro anni è difficile: ma chi ce li ha i ministri dell’Interno?”. Bersani, poi, ha aggiunto: “Un governo, quando governa, dovrebbe sapere che se ha fatto dei fatti la gente lo sa, quindi dovrebbe indicare i problemi. Che adesso, arrivati a questo punto dopo quattro anni, si faccia l’autoincensamento è una cosa ridicola”. Insomma, bene la durata dell’esecutivo, “ma adesso basta”. Non sono mancate nemmeno le critiche al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardo al tema della sicurezza a Bologna: “Ma tu lo sai che cosa e’ successo a Bologna negli ultimi cinquant’anni e come si è affrontato il problema? Si è affrontato con una democrazia condivisa, le istituzioni e la gente in piazza”. Ma non solo. “Non puoi venire a dettare la lezione quando hai lasciato sfilare Casapound a cento metri dalla stazione di Bologna, o quando hai preteso che la partita di basket con il Maccabi si facesse in centro, al palazzetto”, ha detto Bersani che, poi, ha rimproverato di nuovo il ministro: “Tu li cerchi gli incidenti. Io dico che nel caso di Bologna è esattamente così. Infine, un pensiero alle elezioni dell’anno prossimo: “Non siamo più nel 2022, questo è acclarato: con più voti abbiamo regalato il governo alla Meloni. Adesso - dice Bersani - questo non succede, perché comunque un’alleanza c’è, si farà, si consoliderà”. L’ex segretario non ha dubbi: “Questa volta non vincono i partiti, stavolta deve vincere il popolo”. A margine del dibattito, invece, Bersani ha tracciato l’identikit del prossimo Capo dello Stato: “Il padre e la madre della Costituzione si chiama Resistenza. Se abbiamo potuto farcela da soli, a differenza di Germania e Giappone, è perché abbiamo avuto la Resistenza. Uno che non riconosce questo non è intimo della Costituzione”. E sulle primarie ha detto: “Ci concentriamo tutti su primarie sì e primarie no, ma il problema è un altro: bisogna fare 10 punti in tre righe che siano esigibili sui temi che la gente sente, come le armi, il lavoro, la sanità”. E, infine, ha spiegato: “Un popolo non scappa se sa che hai le idee chiare su quello che prometti di fare, e si sdrammatizza tutto. Quindi puoi farle o non farle: fare le primarie, secondarie o terziarie, viene dopo”.

Anche Conte, arrivando alla Festa dell’Unità, ha ringraziato per l’accoglienza. “Anche quest’anno sono venuto perché ci vengo sempre, ci vengo volentieri. Sono venuto anche da presidente del Consiglio e devo dire la verità che ho sempre avuto una grandissima accoglienza, ma veramente molto calorosa, per cui diciamo che sta diventando quasi una consuetudine”, ha esordito. E, poco dopo, si è lasciato andare a una battuta: “Un caffè con Renzi? No a quest’ora non posso, poi non dormo”. E a Meloni, che parlava di Una poltrona per due’ per il centrosinistra, replica: “La Meloni non si riferiva a noi, si riferiva a lei e Vannacci”. Riguardo al metodo di scelta del leader, invece, dice: “Vorrei ricordare che nel Movimento 5 Stelle non c’è la tradizione delle primarie. Noi abbiamo omaggiato una tradizione del Pd perché non c’era altra soluzione. Quindi, voglio dire: è una tradizione che appartiene al Pd, si può trovare una soluzione”. Poi, riferendosi ai democratici scettici delle primarie, chiede in maniera provocatoria: “Adesso che facciamo? Ci riuniamo in qualche segreta stanza? Facciamo qualche caminetto dopo aver detto a tutto il popolo progressista che decideranno loro chi è il migliore o la migliore interprete per quanto riguarda la realizzazione del programma?”. Una volta arrivato sul palco, Conte attaca il centrodestra: “Se noi facciamo i progressisti, non c’è spazio per loro... Oggi stanno omaggiando l’industria delle armi, le banche, le aziende energetiche, i fondi di investimento che vengono in Italia a guadagnare profitti ingenti. Hanno fatto un patto tacito con i poteri forti, ma al contempo le persone si ritrovano con il carovita e le bollette alle stelle. Dobbiamo essere noi stessi, quelli che vogliono cambiare il Paese, e li ricacciamo via..”. L’ex premier, poi, libera il campo da ogni dubbio sul futuro dell’alleanza: “Se sarò leale se perdo le primarie? Questa domanda è offensiva. Io rappresento una comunità che in tutta Italia lavora in amministrazioni non sempre con posizioni di vertice con una lealtà estrema”. E ancora: “Io credo non ci sia mai stata una crisi di un’amministrazione locale perché qualcuno del M5S voleva una poltrona in più”. Il leader del M5S assicura: “Se qualcuno pensa che qui si fa una questione di ambizione personale ha sbagliato indirizzo, io sono a servizio di un progetto. Se mai ci trovassimo in un Governo che non fa cose progressiste, quello sarebbe un problema, ma non credo”. Conte, poi, non rinuncia a rivolgersi a Sergio Mattarella affinché non passi la norma anti-partitini che prevede un elevato numero di firme per i partiti non presenti in Parlamento come Progetto Civico di Onorato e il Psi che “hanno già detto di volere dare il suo contributo al centrosinistra”. Conte spiega: “Ho grande rispetto per le istituzioni e in massima parte per il Presidente della Repubblica, non mi vedrete mai tirarlo per la giacchetta, ma ieri ho richiamato la sua attenzione per questa norma antidemocratica e illiberale che preclude l’ingresso in parlamento a forze politiche che non sono state ancora elette”. Sul perimetro dell’alleanza di centrosinistra, poi, precisa: “Renzi con tutto il rispetto ha dimostrato di avere dei suoi seguaci, ha una sua capacità sull’elettorato che mi sembra ben circoscritta, volete andare oltre o vi volete fermare a Renzi? Se vogliamo vincere e noi vogliamo vincere”. E puntualizza: “Onorato ha unito centinaia di amministratori civici, ha creato un movimento dal basso”. Conte, poi, affronta il tema più delicato: “Non è corretto dire che sulla politica estera siamo divisi: siamo al 96% assolutamente tutti d’accordo”. E promette: “Come prima cosa il riconoscimento dello Stato di Palestina, strappare l’accordo di cooperazione militare con Israele, promuovere sanzioni economiche a Netanyahu e a tutta la filiera”. Netta anche la posizione sulle “guerre illegali di Trump”: “Non diremo ‘non condivido e non condanno’, ma ‘condanniamo’”. Sull’Ucraina, invece, Conte dice: “Continuo a essere insultato, non solo dal campo avverso, ma qualche volta purtroppo da qualcuno nel nostro campo che vuole alterare il mio ragionamento”. Il leader del M5s rivendica di aver “condannato con chiarezza l’aggressione di Putin”, ribadendo che “il nostro pacifismo non è antimilitarista”. Poi critica l’Ue che non riesce a indicare un mediatore e dice: “Tra un po’ si stancheranno degli europei e si metteranno a parlare da soli. L’Italia deve andare lì a svolgere attività diplomatica per porre fine a questa guerra”. Il dibattito si conclude con un’altra promessa elettorale: “Nel primo consiglio dei ministri dovremo cancellare anche tutte quelle norme di finta sicurezza” del governo Meloni. Ma non solo. “Bisogna cancellare una norma vergognosa: oggi grazie a loro uno spacciatore prima di essere arrestato deve essere avvertito? Se ne scappa, follia”, dice Conte. E poi “dobbiamo gestire i flussi migratori. Uno stato non si può non porre il problema di non regolare i flussi migratori, non si può non porre il problema che se non li integri... Cosa fanno? Di cosa campano?”. Conte conclude: “Non facciamo le buffonate, le uscite suicide come quella di sospendere Schengen con la Spagna”.