Il governo, dunque, ha intrapreso la stessa strada che aveva seguito con le altre Regioni amministrate dal centrosinistra (dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna) che hanno legiferato su questo in assenza di una legge quadro nazionale.
Il vicepremier Matteo Salvini, a quanto si apprende, non ha partecipato né alla discussione né alla votazione, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli si è invece espresso contro l’impugnazione.
L’ex governatore Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha detto: “Rispetto pienamente la decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita. È una prerogativa costituzionale del Governo, che ha il diritto di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiamo partecipato al voto”.
E poi ha concluso: “Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato”.
Il governatore Stefani si è detto convinto che la legge votata dal Consiglio regionale del Veneto supererà il vaglio della Consulta in quanto “è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni e oggetto di richieste di modifiche da parte della Corte costituzionale”. E ha aggiunto: ”Gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae lo dimostrano”.
Il vicepremier Antonio Tajani, invece, ha fatto mettere a verbale, a nome della delegazione di Forza Italia, la necessità di un intervento legislativo del Parlamento. Per gli azzurri, infatti, questa materia così delicata deve essere disciplinata dal Parlamento con una legge nazionale che eviti il proliferare di leggi regionali, anche in contrasto tra loro, e dia attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale.
