La Storia imbracciata dagli stolti sta producendo un penosissimo conflitto tra genocidi, un neo-tentativo di volerli gestire ideologicamente da parte di coloro che lo scontro di civiltà ha particolarmente infiammato. Eppure persino Elio Toaff, rabbino storico di Roma, l'ha detto chiaro: «Negare l'Olocausto è negare l'evidenza, la legge sul negazionismo non la firmerei». Ha ragione. È impensabile che in Italia possa esserci seriamente il problema del negazionismo della Shoah, e spesso chi lo sostiene, chi oggi invoca addirittura una legge, badateci, tempo fa si diceva contrario all'analoga legge francese che voleva punire il negazionismo del genocidio armeno. E perché? Perché la legge francese, e questo è stato opinato sia su l'Unità che sul Giornale, «finisce per relativizzare l'unicità dell'Olocausto».
Bene, ma il risultato qual è? È che in Europa il negazionismo della Shoah è un affare psichiatrico di pochi dementi isolati, e invece il negazionismo del genocidio armeno è la regola e addirittura la legge di uno Stato che bussa all'Europa e dove gli scrittori armeni vengono ammazzati.
Genocidi contro
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