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Quindi, oggi...

Sapete cosa c’era in questa molotov? I No Tav volevano uccidere e Pirlo: quindi, oggi…

Molotov

- Vorrei avere risposta ad una domanda, senza polemiche. Questo il contesto. Se la polizia tedesca uccide il terrorista di Berlino che ha attaccato il Pride, sparandogli a bruciapelo mentre correva verso di loro con un coltello, nessuno, giustamente, osa dire niente. Bene così. Bene che lo abbiano fermato. Se invece un carabiniere italiano, assediato dentro una camionetta, spara a un tizio che sta per scagliargli addosso un estintore… allora l’eroe diventa il tizio con l’estintore. Perché? Mi spiegate dove sta la logica?

- Ho visto il video del No Tav che sabato, al cantiere di Chiomonte, tenta di ammazzare i carabinieri. Il filmato è stato rilanciato dalla Stampa. Si nota il vigliacco nascondersi tra le sterpaglie, aggredire le forze dell’ordine da dietro e lanciare contro di loro quella che viene definita una “bomba carta”. Ma in realtà è ben più di una bomba carta. È l’arma che vedete in questa foto. Una bottiglia di plastica piena di liquido infiammabile, spesso benzina, a cui viene attaccato un petardo. Accesa la miccia, gli antagonisti scagliano il proiettile contro la polizia e, quando il petardo esplode, si sprigiona una palla di fuoco potenzialmente mortale. Riguardate il video: se avesse lanciato poco più in là, oggi un carabiniere sarebbe arso vivo. Perché qui bisogna essere chiari, fino in fondo. Quei No Tav non volevano combattere l’alta velocità a salvaguardia dell’ambiente, altrimenti non avrebbero bruciato camionette dei carabinieri e interi stabili del cantiere, che chissà quanta CO₂ e PM10 hanno sparso nella valle. Non volevano neppure vendicare Fakir, il giovane marocchino morto a Bologna, nonostante quello che hanno scritto nei loro deliranti murales. Non volevano neppure contrastare il governo Meloni o quello che volete. Questi cercavano il morto. Altrimenti non ti porti dietro dei bulloni enormi che, scagliati con forza bruta, possono sfregiare un poliziotto o mandarlo all’altro mondo. Non ti fabbrichi delle bombe incendiarie. Non lanci sassi, pietre, razzi ad altezza d’uomo. Non spacchi così il casco di un agente, che, se non lo avesse indossato, oggi avrebbe il cranio fracassato. Non avresti ferito in questo modo le forze dell’ordine. Non avresti incendiato le camionette, che potevano trasformarsi nelle tombe di fuoco di qualche operatore. Era premeditato. Si sono incappucciati. Si sono armati per uccidere. Questi volevano il morto. Ah: e non veniteci a dire, come ha fatto il sindaco di Torino, che erano solo alcuni infiltrati nella manifestazione, fino a quel momento pacifica. Falso. Lo hanno detto gli stessi No Tav: la divisione tra corteo pacifico e “blocco nero”, dicono, “è assolutamente falsa”: “Quello che è successo là lo abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili”.

- Un poliziotto mi ha detto che all’interno delle bottiglie di plastica innescate con un petardo c’erano benzina e sapone. Sapone. Sapete a cosa serve? A rendere più grassa la benzina, in modo che si “attacchi” meglio alla vittima, così da rendere ancora più micidiale la molotov. Chi osa difenderli sappia cosa sta difendendo.

- Ho letto interviste a sindaci e politici convinti che la marcia dei No Tav sia stata inizialmente pacifica e solo dopo sia degenerata per colpa di un gruppetto di violenti Black Bloc. Falso. Lo dicono loro stessi: siamo tutti responsabili e rivendichiamo ogni cosa. Quindi anche le molotov contro gli agenti, le camionette incendiate, gli agenti feriti. Non so come facciano i poliziotti a non scioperare.

- Mi sussurrano alcuni agenti che l’ordine, alla fine, sia stato quello di “farli sfogare”. Sfogare. E credo che dietro certe scelte operative ci sia il terrore, da parte di chi gestisce l’ordine pubblico, di ritrovarsi con un manifestante ferito dalle manganellate. Benvenuti all’inferno.

- Il caso Nazionale è una farsa. Prima cosa: Pirlo non era il nome giusto per l’Italia, nel senso che ha vinto poco o niente e non ha quasi mai convinto alla guida delle grandi squadre. Secondo: avere come sponsor una società di scommesse russa non è un crimine, sarebbe bastato chiarire e tanti saluti. Invece no, noi ne facciamo un caso di Stato. Terzo: è imbarazzante che la Figc non abbia controllato tutto e di più sull’uomo che volevano proporre come faro del calcio italiano per i prossimi dieci anni. Quarto: siamo un Paese destinato a soccombere e questa vicenda, per quanto secondaria, lo dimostra chiaramente. Incapacità di programmare. Incapacità di assumersi le responsabilità delle proprie scelte. Incapacità di fronteggiare il manipolo di giornalisti che cerca solo il polverone mediatico.

- In fondo su questa rubrica comunque lo andiamo dicendo da tempo: conta poco, il ct di questa nazionale. Tanto i calciatori sono mediamente più scarsi delle avversarie mondiali. Il problema è sistemico. E va affrontato immaginando di avere tanto tempo davanti.

- Ci sarebbero altri argomenti, ma li trattiamo domani. Sono in ritardo.

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