Prima Bologna e poi la Val di Susa: due attacchi allo Stato in 7 giorni con un’intensità che non si era mai vista nel nostro Paese. Circa 200 agenti feriti per mano degli antagonisti tra le due piazze non può che essere un segnale d’allarme: “Ormai è chiaro a tutti che esiste un’internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro. È inutile girarci intorno”. Sono le parole del ministro Piantedosi affidate al Corriere della sera, a fronte di una situazione di tensione estrema davanti alla quale, sottolinea il titolare del Viminale, “sarebbe quanto mai opportuno che tutte le forze che si dichiarano democratiche prendano le distanze senza tentennamenti o infingimenti”. Anche perché dietro la guerriglia in Val di Susa c’è Askatasuna, come riferisce La Stampa: è lì che gli investigatori stanno indagando per trovare prove della regia che ha devastato i cantieri dell’Alta Velocità. Un centro sociale che fin troppe volte ha trovato copertura politica a sinistra.
La sfida “che pongono questi violenti è tipicamente criminale: ci si approfitta delle libertà democratiche per porre in essere veri e propri atti di guerriglia”, ha aggiunto Piantedosi nella sua intervista, “ecco perché vanno condannati senza alcuna indulgenza”. Una condanna che ancora manca dalle parti del Pd, per esempio, visto che Elly Schlein ancora non ha parlato sugli scontri in Val di Susa, lasciando andare avanti gli altri esponenti del parlamento: un silenzio che pesa, soprattutto per il clima che si registra nel Paese in queste settimane, che meriterebbe una presa di distanza da parte di tutti e non selettiva. Quanto accaduto in Val di Susa non può essere derubricato a semplici scontri, è un livello diverso: alcuni analisti hanno spiegato a La Stampa che dei quattro attacchi solo due erano il vero obiettivo (Chiomonte e San Didero), gli altri due (Salbertrand e Susa) servivano solamente a impegnare le forze dell’ordine per alleggerire le forze di difesa sul target.
Una strategia militare vera e propria che avrebbe avuto la regia e la forza lavoro del centro sociale torinese, specialmente per quanto riguarda l’assalto a Chiomonte
