Ilaria Salis non ci sta. Quella famosa perquisizione avvenuta a fine marzo presso l'hotel romano in cui dormiva con il suo assistente non le è proprio andata giù.
Per questo ieri ci ha tenuto a far sapere di aver richiesto «formalmente alle competenti autorità tedesche (Bundeskriminalamt) chiarimenti in merito all'eventuale esistenza di una segnalazione di polizia a mio carico nel Sistema Informativo Schengen, alla quale le autorità italiane avevano fatto riferimento per giustificare il controllo domiciliare da me subito alla fine del mese di marzo», scrive l'europarlamentare di Avs.
E aggiunge che «la risposta ricevuta dalle autorità tedesche conferma che, allo stato attuale, non risultano segnalazioni nei miei confronti», come se questo in qualche modo cambiasse le carte in tavola. Ci sono infatti due grandi ma che cambiano la narrazione delle sue esternazioni.
Il primo risiede nel fatto che le autorità italiane non hanno «giustificato» nulla, non certamente nel senso che Salis intende. Le nostre autorità hanno infatti solamente motivato un controllo dopo che la paladina delle case occupate aveva gridato agli effetti negativi del decreto sicurezza.
Il secondo sta nella parola «attualmente» da lei stessa utilizzata, che rappresenta un chiaro autogol. La segnalazione in area Schengen, infatti, comporta riguarda l'inserimento di una persona o di un oggetto nel SIS (Sistema d'Informazione Schengen), che comprende 29 Paesi, la cui maggioranza è rappresentata da Stati membri dell'Unione Europea e da Paesi associati.
Segnalazioni delicate, che solitamente avvengono con il
massimo riserbo e che non hanno una durata infinita: essere oggi assenti non implica che lei non ci fosse a marzo, come invece risulta a Il Giornale.Per cui non c'è nessuna «voce priva di fondamento» come lei stessa sostiene.