Il 30 ottobre è una data chiave per il cosiddetto «autunno caldo» antagonista, da giorni rilanciato per le manifestazioni nelle piazze associate allo sciopero dell’Usb.
È diventato il giorno per le rivendicazioni della Palestina e, soprattutto, per Youssef Siher. La sua liberazione ha galvanizzato le sigle delle piazze, come i Giovani Palestinesi, che hanno lanciato l’appello allo sciopero generale, perché «le mobilitazioni dello scorso autunno e le oltre 70 piazze di questo 10 ottobre hanno dimostrato che fermare la macchina della guerra è possibile». Dall’altra parte l’islamista Davide Piccardo rilancia: «Grazie a Dio c’è un giudice a Milano».
La liberazione a ridosso della grande manifestazione che sta allarmando le prefetture e le questure di tutta Italia crea un elemento di ulteriore preoccupazione: domani sono attese decine di migliaia di persone. E i proclami a tambur battente non possono essere sottovalutati. E il livello dello scontro si sta alzando, come si evince dall’annuncio dei partito dei Carc: «Insorgiamo! Contro lo Stato di Polizia e per cacciare il governo Meloni (e i suoi podestà nelle prefetture di Torino, Bologna, Milano...)». C’è una propaganda serrata che attraversa le reti antagoniste e proPal. Gli stessi Carc, nell’ultimo manifesto in cui dedicano una parte proprio a Siher, dichiarano di non essere interessati «minimamente ai reati» che vengono contestati ai soggetti fermati durante le manifestazioni, perché secondo loro «sono accusati dalle autorità repressive che servono un governo illegittimo», di reati «che vengono loro contestati sono solo la plateale conferma che la legalità borghese è un’arma contro le masse popolari».
È evidente che quanto teorizzato nei gruppi gestiti da Siher sia abbracciato e condiviso da chi si troverà in piazza domani. «Accendiamo la miccia in università», scandiscono dai collettivi studenteschi a fronte di numerose facoltà occupate da Torino in giù con gravi ripercussioni sulla gestione della sicurezza, anche a causa delle infiltrazioni dei centri sociali.
«Cacciamo il governo Meloni», è la conclusione a cui arrivano i gruppi dell’estrema sinistra che vogliono organizzare la «resistenza». In vista delle manifestazioni di domani, a Torino si è riunito il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto Donato Cafagna, mentre sono al vaglio del Prefetto le ordinanze per prevenire la detenzione e l’impiego di oggetti pericolosi, materiali idonei all’occultamento del viso e oggetti potenzialmente utilizzabili come mezzi contundenti, fumogeni, materiale esplodente di qualunque natura.
