Il green è in profondo rosso. Un italiano su due giudica falsa o ingannevole la pubblicità «verde» delle aziende; il 65% non si sente abbastanza tutelato dalla pubblicità ingannevole. A dirlo è un’indagine sul greenwashing condotta da Swg.
Questi dati raccontano una distorsione nel rapporto tra chi vende e chi acquista che si sta accentuando anno dopo anno. Tutta colpa del famigerato «greenwashing», l’«ecologismo di facciata», quel marketing ingannevole che presenta prodotti o aziende come eco-sostenibili per migliorarne l’immagine, nascondendo un reale impatto ambientale negativo.
Il «green», il dichiararsi «green», l’agire «green» non hanno più presa sui consumatori. Perché dopo l’infatuazione degli anni passati e la rincorsa affannosa delle aziende a riposizionarsi attraverso fantomatiche politiche verdi, gli italiani non hanno più capito nulla. In un mondo dove tutto è green, chi è veramente green? Perché in un mondo dove tutti si dichiarano «eco», c’è sempre qualcuno più «eco» degli altri. Ma tra le cinquanta sfumature di verde, il rischio vero è che gli italiani decidano di puntare su altri colori.
Solo nel 2021, uno studio della Consumer Protection Cooperation aveva segnalato che su 344 slogan riportati nelle confezioni di prodotti provenienti dai supermercati europei, il 42% vantava virtù ecologiche ingannevoli. E non è un caso che l’Unione Europea abbia considerato a metà luglio di imporre alle grandi imprese un bilancio di sostenibilità certificato.
Tutto è sempre «100% Naturale», «Amico della Natura» o «Green». Per esempio, anche il cianuro e l’arsenico sono naturali, ma non per questo automaticamente salutari. La soluzione allora è prenderla a ridere. Come quel benzinaio che - nell’era in cui l’olio di palma sedeva un gradino sotto Satana - appese un cartello al suo distributore: «Benzina senza olio di palma».
