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“Ha lasciato il segno, funerali solenni”

La commozione del Palazzo per la scomparsa a 78 anni dell’ex ministro degli Esteri e commissario dell’Unione europea

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 26-03-2016 Roma, Italia Politica Ritratto di Emma Bonino Nella foto: Emma Bonino Photo Roberto Monaldo / LaPresse 26 march 2016 Rome (Italy) Politics Portrait of Emma Bonino In the photo: Emma Bonino

Emma Bonino si è spenta ieri alle 9 di mattina in una clinica del quartiere Trieste a Roma dove era stata trasferita soltanto il giorno prima, quando aveva lasciato il reparto di terapia intensiva del Santo Spirito. A darne notizia un comunicato del partito da lei fondato (+ Europa). «Emma ci ha lasciati; ma non ci lascerà mai» così esordisce Riccardo Magi nel suo annuncio -saluto, che poi commenta: «Non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese», Già nell’ottobre del ’24, sempre per problemi polmonari, Bonino era stata ricoverata al Santo Spirito. Anche allora la situazione era stata giudicata «delicata». Dopo le sue dimissioni a fine ottobre di quell’anno, l’esponente radicale ricevette nel suo appartamento a Campo de’ Fiori la visita a sorpresa di Papa Bergoglio. «Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista commenta il presidente Sergio Mattarella -, è stata protagonista di movimenti e di riforme che hanno inciso sul percorso della nostra società».Il Quirinale sottolinea inoltre l’efficacia del suo impegno anche nello scenario internazionale, spiegando che il suo contributo contro la fame nel mondo e il suo apporto per l’istituzione del Tribunale penale internazionale «rappresentano per la nostra Repubblica motivo di orgoglio». Da Vercelli la premier Giorgia Meloni ha annunciato che per l’ex commissario Ue ed ex ministro degli Esteri saranno organizzati funerali di Stato in forma laica in Campidoglio martedì alle 12.30. E fin da domani alle 12 la Protomoteca capitolina farà da camera ardente. «Le nostre storie e le nostre sensibilità - ha affermato la presidente del Consiglio - sono state lontane, ma questo non mi ha impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra nazione». Alle 11 l’aula di Palazzo Madama si è fermata per lei. Un minuto di silenzio, poi un lungo applauso per chi del Senato è stata vicepresidente.«Di lei ricordo le numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia - commenta il presidente Ignazio La Russa -. Battaglie che hanno segnato sempre il suo lungo impegno pubblico».Omaggi e testimonianze arrivano anche da Bruxelles dove l’esponente radicale ha lavorato a lungo. «Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri - ricorda la presidente del Parlamento di Strasburgo Roberta Metsola -. L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza». E sul suo europeismo torna anche il vicepremier e ministro degli Esteri. «Bonino nel ’94 divenne commissario europeo - ricorda Antonio Tajani - indicata proprio da Berlusconi che la preferì ad altri.C’era chi voleva un commissario di sinistra. Berlusconi scelse Emma Bonino per l’europeismo dei Radicali». Poi ci sono gli alleati di una stagione e gli avversari di altre. Romano Prodi, che nel 2006 la scelse come ministra nel suo secondo governo, ricorda un rapporto «a volte facile e a volte difficile». Con lei in quell’esecutivo c’era anche Massimo D’Alema, che ne ricorda il «contributo prezioso», senza cancellare le distanze, come sull’avvicinamento di Bonino e Pannella a Berlusconi. Dalle file del centrosinistra, Elly Schlein per il suo addio sceglie gli «insegnamenti» su diritti, libertà, Europa, democrazia da difendere.Giuseppe Conte guarda alle battaglie portate oltre i confini italiani, dalla Corte penale internazionale alla pena di morte e alle mutilazioni genitali femminili. Negli ultimi mesi, ricorda ancora Riccardo Magi di + Europa, ripeteva: «Lascia fare agli altri le basse manovre e segui la stella polare di quello in cui credi. Anche a costo di perdere. Noi abbiamo sempre quasi perso e quando abbiamo vinto è stato perché nel frattempo quelle lotte erano diventate patrimonio di tutti».

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