Il giochetto di Giuseppe Conte per sfuggire alle domande sul Covid è la prova che la sinistra non vuole la verità sulla pandemia. Il caso dei 100 milioni di risarcimento è la grande bugia di chi, usando una legge salva-Palazzo, tenta di scaricare sul governo un disastro targato centrosinistra. È la prova generale di campagna elettorale che sarà giocata su sgambetti e fake news. Trappola nella quale Giorgia Meloni non deve cadere. Perché se davvero a sinistra avessero a cuore gli italiani, oggi starebbero chiedendo scusa. Invece no: al posto dell'ammissione di colpa, la sceneggiata prende forma. La gestione della stagione commissariale quella delle mascherine comprate male, pagate peggio e oggi difese peggio ancora è finita con una sentenza che condanna lo Stato. Traduzione: qualcuno ha pasticciato,
ed erano loro, e il conto lo paghiamo noi. Diminuito del 69% solo grazie alla ragioneria di Stato. Ma anziché guardare il disastro negli occhi, ecco il trucco: «È colpa del governo che ha pagato». Come se il risarcimento fosse un capriccio e non la toppa su una falla ben più grande aperta da altri. E allora tirano fuori il copione più comodo: l'accusatore di Conte, la JC Electronics di Dario Bianchi, avrebbe finanziato Fratelli d'Italia. La prova? Una cena di raccolta fondi nel 2019 da 800 euro. E fa niente se nel 2019 Bianchi non era neppure il responsabile legale.
Insomma la scatoletta di tonno scoperchiata dai vecchi 5 stelle tutti trasparenza e legalità non esiste più. La verità è che la commissione d'inchiesta sul Covid sta facendo emergere ciò che temono: la mala gestione del governo Conte-Speranza. E la sinistra - oggi è chiaro - non cerca la verità, cerca un alibi.