Roberto Vannacci rischia di recitare nella parte di Boromir, il membro della Compagnia che per impossessarsi dell’anello finisce per tradire. «Tanto amico non era...». La penultima giornata di Fenix, a Roma, inizia con una metafora di Galeazzo Bignami. È il capogruppo alla Camera di Fdi a rammentare ai ragazzi di Gioventù nazionale: «Frodo viene tentato tante volte, dai nemici ma anche dagli amici...». Poi lo sprono: «Siate avanguardia». Le sirene vannacciane qui non fanno paura: la giovanile guidata da Fabio Roscani, per Fdi, è un’assicurazione sul futuro. Ma da Orvieto Gianni Alemanno ha tirato una stoccata, chiedendo le dimissioni della premier. L’europarlamentare di Fdi Carlo Fidanza nota «una certa confusione» tra i vannacciani. E al Giornale osserva che Futuro nazionale si contraddice: «Da una parte imputa una mancanza di dialogo a Meloni e al centrodestra»
e dall’altra afferma «che per andare più a destra ci devono essere le dimissioni del primo governo guidato dalla leader della destra». Al laghetto dell’Eur è il giorno dei «colonnelli». Quello con tutti i crismi è Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare: «Ha fatto bene la premier a dire che non dobbiamo cadere nelle provocazioni dei russi», ci suggerisce.
Dopo aver cercato di afferrare l’unico anello, Boromir si ricrede e corre a salvare gli hobbit dagli orchi. Nel cantiere destra attuale, però, di marce indietro non ce ne sono. Il presidente del Senato Ignazio La Russa lo ricorda da Portofino: «Vannacci, in questo momento, rappresenta un rafforzamento del centrosinistra. Niente a che spartire con noi». E un altro colonnello meloniano, il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida traccia una linea: «Vannacci sta con l’opposizione. Alcuni membri autorevoli del suo partito dicono che vogliono perdere».
Francesco Filini, altro deputato presente a Fenix,
rivendica la posizione dei meloniani: «Il centrodestra è sempre stato chiaro sulla politica internazionale e il saldo ancoraggio all’Occidente. Abbiamo sostenuto l’Ucraina quando eravamo all’opposizione, lo abbiamo fatto quando abbiamo vinto. Era il primo punto del programma del 2022». Poi la bordata: «Anche quei parlamentari usciti dal centrodestra che oggi fanno i filorussi, sono stati eletti con un programma chiaro su Occidente e Ucraina». Insomma, in Fdi (giovani o adulti non fa differenza), Tolkien resta uno se non il riferimento letterario di quella comunità politica. E la convinzione è che la Compagnia possa tagliare il traguardo nel 2027 come nel 2022. Non per il potere ma per «completare il lavoro», scandisce Bignami. Gli alleati saranno quelli di sempre. E se Boromir non si redime, pazienza.
