La ricchezza diminuisce e si concentra sempre di più. I poveri restano poveri, il ceto medio perde terreno e una parte crescente del Paese scopre che persino avere un lavoro non basta più per vivere dignitosamente. Basti pensare a quanto evidenziato nel 59esimo Rapporto Censis: il 60 per cento della ricchezza nazionale è nelle mani di 2,6 milioni di famiglie, mentre alla base della piramide 13 milioni di nuclei devono dividersi appena il 7,3 per cento del patrimonio complessivo. I dati dell’Istat completano il quadro: nel 2024 oltre 5,7 milioni di persone vivevano in condizioni di povertà assoluta, quasi un italiano su dieci. Circa 10 milioni e 900mila risultavano invece a rischio di povertà.
Dietro le percentuali ci sono famiglie che rinunciano alle cure, giovani che non riescono a lasciare la casa dei genitori, pensionati costretti a scegliere tra le bollette e la spesa. E ci sono lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono ad arrivare alla fine del mese. È da questo quadro che parte l’intervento di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e leader di Dimensione, che attacca frontalmente un dibattito politico concentrato sulla remigrazione anziché sull’impoverimento degli italiani: “Quasi undici milioni di italiani sono a rischio povertà. Cinque milioni e settecento mila vivono già in povertà assoluta — un italiano su dieci che non riesce a sostenere la spesa minima per una vita dignitosa. In questo quadro, la Caritas ha assistito 283.000 famiglie nel 2025, il dato più alto della storia. Sono la punta dell'iceberg”.
Per Bandecchi è questo il terreno sul quale dovrebbe misurarsi la politica. Non gli slogan identitari, non le promesse destinate a rimanere sulla carta, ma il lavoro, i salari, la casa e l’accesso ai servizi essenziali: “Questo è il Paese reale. E il dibattito politico è fermo su una proposta irrealizzabile, la remigrazione. Non entro nel merito ideologico. Entro nel merito pratico: rimpatriare milioni di persone richiede accordi bilaterali che non esistono, strutture di identificazione e detenzione che non esistono, miliardi di euro che non esistono, e c'è una cornice giuridica che non lo consente”.
Il leader di Dimensione non nega il problema dell’immigrazione irregolare e rivendica una linea severa nei confronti di chi viola la legge, ma separa il tema dei rimpatri individuali dall’idea di trasferimenti di massa evocata da una parte della destra: “Chi propone questa soluzione sa benissimo che non si realizzerà mai — e la propone lo stesso. Questa si chiama demagogia, e chi la pratica non sta cercando di risolvere un problema: sta cercando consenso prendendo ancora una volta in giro i cittadini su un tema che per destra e sinistra è solo bacino elettorale”.
Parole dure, indirizzate soprattutto al centrodestra. Bandecchi ribalta lo slogan “prima gli italiani” e prova a riportarlo sul piano sociale: “Il problema vero è la povertà, sono gli italiani che non arrivano a fine mese nonostante lavorino. E così le nostre città si spopolano, si crea sempre più disperazione e vuoto sociale. Un vuoto in cui entra il crimine, entra il rancore, entra la violenza, entrano gli estremismi e le esasperazioni. E in cui, purtroppo, adesso entra anche la propaganda politica, con proposte irrealizzabili che sono solo fumo negli occhi dei cittadini e che spaccano ulteriormente il Paese”.
Il nesso indicato è chiaro: l’insicurezza non nasce soltanto dall’immigrazione, ma anche dalla disgregazione economica e sociale. Un quartiere impoverito, abbandonato dai servizi e privo di prospettive diventa più fragile, più conflittuale e più esposto alla criminalità. “Ho sempre detto che chi è irregolare e sbaglia deve essere rimpatriato, immediatamente. Parlare tuttavia di remigrazione, suggerendo trasferimenti magici e ‘volontari’ di persone che non hanno nessuna intenzione di tornare a casa è semplicemente fuorviante”, la sua analisi. Bandecchi insiste così sulla necessità di una destra di governo, capace di distinguere le misure concretamente realizzabili dalle parole d’ordine costruite per alimentare il consenso: “Le società che stanno bene, che possono permettersi di includere e di investire sono le società dove si lavora, dove c’è benessere, dove c'è ricchezza diffusa. Se davvero vogliamo mettere prima gli italiani, allora dobbiamo mettere prima il lavoro, il diritto alla casa, il diritto alla sanità, alla sicurezza”.
La maggioranza, osserva il sindaco di Terni, dispone dei numeri e del consenso necessari per intervenire. Deve però decidere se occuparsi dei problemi concreti o continuare a inseguire il terreno della propaganda: “Il centrodestra ha il mandato degli italiani. Può usarlo per inseguire chi ha interesse a tenere il dibattito lontano dai problemi reali, oppure può usarlo per governare”. Infine, la rivendicazione personale e politica. Bandecchi lega il suo progetto alla rappresentanza di quella parte del Paese che lavora senza riuscire a costruire benessere: “Io ho scelto. Dimensione vuole rappresentare i poveri e quella enorme parte di cittadini che pur lavorando non arrivano alla fine del mese. Sono nato povero, mi ci sento ancora nonostante i miei successi e ritengo immorale lavorare per restare poveri. Serve serietà: si amministra con i fatti, con idee e visione, non con le promesse impossibili”.
La conclusione è un invito a cambiare l’ordine delle priorità: “Il Governo lasci perdere le polemiche e metta in cima ad ogni priorità l'economia e lo sviluppo: cinque milioni e settecento mila italiani in stato di povertà aspettano”. Un richiamo che può piacere o meno, ma che parte da numeri difficili da ignorare.