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I riformisti del Pd lanciano Gori ma sognano Renzi. “Kiev linea rossa”

L’europarlamentare in campo alle primarie Guerini al M5s: “Il sostegno all’Ucraina è dirimente”

In campo A sinistra Giorgio Gori, europarla- mentare del Pd candidato dai riformisti alle primarie. A fianco Matteo Renzi. Sotto Biffoni, Sensi e Delrio

Dal nostro inviato a Prato

Sul palco c’è Giorgio Gori, nei sogni Matteo Renzi. I riformisti del Pd si riuniscono a Prato, nella casa del popolo di Coiano. Il fine è soprattutto uno: alzare una bandierina. Bisogna ricordare a Elly Schlein - bisbigliano - che una minoranza interna, per quanto ridimensionata, esiste. L’altro punto all’ordine del giorno è il doppio turno alle primarie. Lo invocano tutti: da Filippo Sensi a Piero Fassino. La sfida uno contro uno tra Elly Schlein e Giuseppe Conte - dicono - serve a poco. «Sarebbe un confronto troppo stretto», afferma al Giornale Lia Quartapelle, deputata dem. «Abbiamo bisogno di fare qualcosa di più della somma tra Pd e Movimento 5 Stelle». Fuori dalla sala del piano sotterraneo, tavolini e panini: un clima da festa dell’Unità ma di corrente. Dentro, un grande salone, le sedie blu, i tubi del soffitto e una palla da discoteca alberghiera. C’è un pubblico selezionato. Gori scalpita: traccia la distanza con Conte, evidenzia le sue linee rosse: il sostegno a Kiev, certo, ma anche il niet all’«ambientalismo dannoso che diciamo sempre di voler cancellare». Il parlamentare europeo è pronto a candidarsi, la sala lo percepisce. La segretaria del Pd però è stata chiara: non vuole due candidature dem. Fonti Pd, poi, assicurano: il Nazareno è contrario anche a Gori candidato alle primarie con Casa riformista. Renzi, invece, è pronto a schierare l’ex sindaco di Bergamo. Sono triangolazioni preliminari. La settimana prossima inizia la Leopolda. Gori è il nome che risuona negli interventi, Renzi quello ventilato tra i tavoli. La curiosità sulle intenzioni dell’ex premier è alta. E Firenze è a soli venti minuti di treno. La settimana scorsa è stato Paolo Gentiloni ad avvicinarsi al leader Iv: «Corri tu contro Elly Schlein e Giuseppe Conte», gli ha detto. Ma Renzi preferisce non contarsi in prima persona e Gori è il suo preferito.

Nel Campo largo lo danno per assodato: alle Politiche del 2027, in coalizione, ci saranno due «centri». Uno sarà Casa riformista. L’altro un’alleanza a tre teste: Alessandro Onorato, Riccardo Magi ed Ernesto Maria Ruffini. Il tasso di litigiosità di questo secondo contenitore è già stato registrato sulla scala Mercalli. Onorato ha provato a graffiare Bruno Tabacci, che non gli presta il simbolo e lo costringe a raccogliere le firme per presentare il partito. Lo stesso Magi è preoccupato da Onorato, mentre Enzo Maraio, segretario dei Socialisti, intravede le sue truppe dirigersi verso lidi renziani. Lorenzo Guerini, padre nobile dei Riformisti, risponde a Conte dal palco: «Un’alleanza non si fa con il prendere o lasciare». I diktat grillini qui sono indigesti. Anzi, il presidente del Copasir ribadisce che il sostegno a Kiev non è trattabile. Chiediamo a Fassino delle primarie: «Sì, ma sul doppio turno siamo tutti d’accordo. Ma l’assemblea è stata convocata per discutere del profilo della coalizione e dei contenuti del programma». Lo ha detto anche Gori però: «Il tempo è poco». Il doppio turno consentirebbe ai riformisti di contarsi e di spostarsi su Schlein in un secondo momento. In molti, qui nella casa del popolo di Coiano, sanno che la segretaria non li ricandiderà. Ma in fin dei conti, non è meglio morire schleiniani che contiani? A Prato, nella città governata dal sindaco Matteo Biffoni, dove l’integrazione certo non è un fiore all’occhiello, la risposta è sì. La candidatura di Gori può essere l’argine contro la scomparsa. Quella di Renzi, per i riformisti riuniti in assemblea, è una prospettiva onirica: gli fa venire in mente altri tempi, altre location, altro peso politico. Sensi incalza: «Primarie a doppio turno sì, ma bisogna stare attenti all’online...». Se a Prato più di qualcuno è disposto a morire schleiniano, nessuno, a ben vedere, vuole saperne di morire russo o meglio putiniano.

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