Rabbino capo Arbib, cosa è stato il 7 ottobre? Ci sono ricordi, legami affettivi con famiglie colpite da quel terribile attacco.
“Era un giorno di festa. Eravamo al tempio a Milano e ho avuto notizie drammatiche, si parlava di persone uccise per le strade. Ho creduto che esagerassero, in realtà quello che stava avvenendo era peggiore di ogni immaginazione. La prima reazione è stata di incredulità, poi di angoscia e preoccupazione. C’era molta confusione. Abbiamo parenti e amici lì e all’inizio non si sapeva l’esatta entità dell’attacco, se l’azione fosse stata bloccata e quanto fossero entrati in profondità, quello era il piano”.
La data del massacro è destinata a restare come una di quelle che hanno cambiato la storia.
“È una ferita ancora aperta. Ho visto il documentario su Rete 4, angosciante. Dopo tre anni abbiamo tentato di ragionarci, più o meno freddamente - parola grossa. È una ferita aperta, eppure sentiamo - a parte i primissimi giorni – mancanza di empatia. È finita veramente presto, con lodevoli eccezioni. E questo è andato peggiorando. Sa, ognuno ha bisogno di empatia, di solidarietà, attenua il dolore. Un precetto ebraico dice che visitando i malati si toglie loro un sessantesimo della sofferenza. È una forma di cura”.
Si è addirittura negato, e ribaltato il senso del 7 ottobre.
“Un processo di negazione vero e proprio. Negati gli stupri, negata l’entità dell’attacco. E, a parte le autentiche follie complottiste, si è tentato di ridimensionare l’accaduto. Vede, noi parliamo di indifferenza, anche al Memoriale della Shoah, ma questa totale mancanza di empatia che sentiamo nasconde un sentimento di ostilità e odio. E qui si va alle radici dell’antisemitismo, che sicuramente ha avuto forme diverse, che tuttavia continuano a ripetersi. Qui si stanno recuperando elementi di antisemitismo medievale. Lo ha spiegato molto bene uno storico cattolico come Alberto Melloni. Illuminante e impressionante”.
Lei dice che, accanto a una frangia di odiatori, ci sono molti che minimizzano il 7 ottobre e legittimano l’odio.
“Quali siano le proporzioni non lo so. Io sono convinto che si tratti comunque di una minoranza ma ho l’impressione che non sia così piccola. D’altra parte è diventato difficile parlare. Molte persone sentono di subire una sorta di censura si sentono a costrette a dire certe cose. È diventato pensiero comune”.
…come l’uso martellante della formula genocidio, ripetuta come un mantra.
“L’accusa medievale di deicidio è stata sostituita dall’accusa di genocidio, questo dice Melloni. Indubbiamente, quel che è accaduto a Gaza è una guerra terribile, una guerra urbana, non al fronte, che ha provocato un enorme sofferenza. Ma è chiaro che non è un genocidio”.
Altra formula, i verdi inglesi chiedono che il sionismo sia nuovamente “bollato” come razzismo” come nel 1975.
“Sì e non so quale sia il limite. Quella fu una vicenda scandalosa, una risoluzione approvata da un gruppo di Paesi che gravitava intorno al mondo arabo e al blocco sovietico. Delle risoluzioni contro Israele abbiamo perso il conto. Ma una volta c’era un blocco preordinato. La novità è che oggi tutto avviene all’interno del mondo occidentale. Con un odio che registra un aumento enorme anche negli Usa, e in Europa”.
Qualcuno dice che l’Europa non è più un posto sicuro per gli ebrei.
“Sicuramente c’è un senso di insicurezza, non sono in grado di dire altro. Ma c’è questo clima”.
E in Italia? Lei vive sotto scorta. A Milano c’è stata una nuova aggressione.
“Purtroppo l’ultima di una lunga serie. Noi abbiamo l’assistenza delle forze dell’ordine, non possiamo certo dire di non essere protetti. Entriamo a scuola con le forze dell’ordine, c’è l’esercito al tempio. Li ringraziamo. Eppure è triste dover essere protetti. Siamo l’unica religione protetta. Sarebbe bello andare al tempio senza minacce”.
In questi giorni alla Camera si discute il ddl antisemitismo. Liliana Segre ha chiesto di approvarlo, con il consenso più ampio. Se necessario con modifiche, ma di approvarlo. Cosa ne pensa?
“Condivido, anche se non credo che risolverà il problema, nessuna legge può farlo. Ma ha un significato simbolico. Dicono che non si potrà criticare Israele? Paradossale. Oggi sembra impossibile non criticare Israele”.
Si potrebbe verificare l’eventualità di un provvedimento approvato senza i voti di una gran parte della sinistra. Che significherebbe?
“Mi dispiacerebbe molto. Sarebbe significativo se avesse un’adesione oltre le divisioni. Quello che ha detto la senatrice Segre è importante. Ma questa è la situazione”.
Il rabbino Giuseppe Laras, quasi 10 anni fa, nel suo testamento morale aveva parlato di “tradimento delle sinistre”.
“Siamo di fronte a un problema con elementi profondi. L’antisemitismo non è nato con il nazismo. E non è mai stato solo da una parte. Esiste, è sempre esistito, un antisemitismo di sinistra. All’inizio del Novecento, dovemmo andare a rivedere qual era il clima, c’era chi bollava gli ebrei come parassiti, ricchi, capitalisti sfruttatori, e altri al contrario come bolscevichi. Dopo la guerra, da parte del mondo ebraico c’è stato un investimento di fiducia nella sinistra, poi purtroppo è venuta fuori nuovamente questa ostilità, un po’ perché c’era, un po’ forse per convenienza. È molto triste”.
