Allerta centrosinistra. Nelle notte tra il 14 e il 15 agosto le temperature hanno superato il livello stagionale. C’è un dossier molto hot che continua a dividere i due azionisti di maggioranza del campo largo. Ed è un dossier che con molta probabilità accompagnerà tutto l’autunno della compagine progressista. Vale a dire, le primarie.
Elly Schlein e Giuseppe Conte non intendono tirarsi indietro. La segreteria del Pd non vuole cedere lo scettro di leader della coalizione a un papa straniero perché detiene i galloni del primo partito della compagine. Al contempo l’avvocato del popolo si muove già da candidato in pectore del campo largo portando in dote l’esperienza dei due governi, uno con la Lega, l’altro con il Partito Democratico.
E allora primarie siano. Ma con quali regole? Ecco, questo è il nodo che spacca democratici e pentastellati. Partiti più che divisi sulle modalità. La segretaria del Pd propende per il doppio turno che ha un solo precedente, quello che portò alla sfida tra Matteo Renzi e Pierluigi Bersani, vinte da quest’ultimo al ballottaggio. Osserva il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare del Pd di rito riformista: «Le primarie sono inevitabili perché questa coalizione non si è mai presentata alle elezioni politiche nazionali. Ma la cosa fondamentale è che il turno sia doppio perché è una coalizione molto eterogenea e i candidati saranno diversi. E quindi chi vince deve essere legittimato».
Dietro alla presa di posizione di Elly c’è anche una ragione strategica. Perché al primo turno Schlein cercherà di massimizzare i consensi con il voto di apparato e con l’aiuto della Cgil di Maurizio Landini. Non a caso la segretaria del Pd sta concentrando tutte le forze sulle feste dell’Unità e ha preso parte a tutte le iniziative del primo sindacato «rosso» per eccellenza. Dopodiché al secondo turno Schlein è sicura di ricevere il sostegno di Renzi con cui avrebbe siglato un accordo. E lo stesso discorso vale nel caso in cui optasse di scendere in campo alle primarie Silvia Salis. La segreteria del Pd pensa di recuperare i voti della prima cittadina di Genova al ballottaggio. Dall’altra l’avvocato del popolo punta tutte le fiches sul turno unico, alla luce di una serie di sondaggi che gli sarebbero arrivati sul tavolo e che lo vedrebbero in vantaggio nei confronti della segretaria del Pd. In questo quadro Schlein vorrebbe mettere dei paletti sulla platea degli elettori. E propone la creazione di un albo certificato, da verificare con gli strumenti di ultima generazione, come lo spid. Insomma, regole stringenti per impedire che gli elettori di centrodestra possano partecipare alle primarie e indirizzare il voto da una parte o dall’altra. Conte invece desidera primarie apertissime con l’opzione del voto online perché punta tutto sul voto di opinione e sul fatto di aver già fatto il presidente del Consiglio.
Divergenze e tensioni che alimentano l’idea del papa straniero, del terzo incomodo, di chi potrebbe unire la coalizione senza un passaggio «traumatico» come quello delle primarie. «È già difficile portare gli elettori alle primarie, figurarsi su due turni», confidano ai piani del Nazareno. Ed è la ragione per cui alcuni padri nobili del Pd, come ad esempio Dario Franceschini, auspicano ancora il passo di lato dei leader di partito.
