Non si ferma la fiumana di simpatizzanti, amici e politici che da ieri prosegue incessante alla camera ardente allestita in Campidoglio per Emma Bonino, la storica leader radicale.
Tra le tante donne che si sono recate a dare l’ultimo saluto ad Emma Bonino c’era anche l’ex ministro del governo Letta Cecile Kyenge che, nel registro dedicato alle firme, ha scritto: “Ciao Emma! Grazie di cuore per avermi accolto nella tua famiglia +Europa”. E, se ieri è stata la volta degli ex presidenti della Camera Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, questa mattina a porgere i saluti al segretario Riccardo Magi sono stati i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani. Il primo si è fermato anche scambiare alcune battute con i familiari di Bonino, a cui è legato per le comuni origini piemontesi, mentre il secondo ha ricordato pubblicamente che erano uniti da un forte europeismo. “Lei ha combattuto come tanti di noi continuano a fare perché possa esserci un’Europa federale, un’Europa che difenda meglio mezzo miliardo di donne e uomini che abitano in questo territorio”, ha detto ai cronisti presenti il ministro degli Esteri che, poi, ha concluso: “Ho condiviso con lei la battaglia europeista, ci siamo sempre ritrovati da questo punto di vista, come ci ritrovavamo con Marco Pannella”.
Nel primo pomeriggio sono arrivati gli ex presidenti del Consiglio Enrico Letta e Massimo D’Alema. Bonino è stata ministro degli Esteri proprio sotto il governo Letta e, successivamente, ministro del commercio Estero nel secondo governo Prodi in cui D’Alema ricopriva il ruolo di ministro degli Esteri. Quest’ultimo, parlando con Magi e Benedetto Della Vedova, ha detto: “Ricordo bene quel periodo quando entrambi lavorammo insieme per portare l’Expo in Italia”. Lasciando la camera ardente, D’Alema ha detto: ‘’Credo che quello che più ci mancherà in questo momento così difficile nella vita del paese sarà il suo femminismo determinato, il suo essere dalla parte delle donne in un momento in cui ancora oggi sono minacciati i diritti, e il suo europeismo’’. E, infatti, sul feretro della storica leader radicale campeggiava proprio la bandiera dell’Europa.
La politica estera è sempre stata il principale campo d’azione della Bonino, fervente filo-Atlantista e, quindi, anche strenuo difensore dell’Ucraina e di Israele. Ecco, dunque, perché la presenza dei leader del campo largo stona non poco. Ora che è deceduta la omaggiano, ma in vita nessuno di loro l’ha ascoltata e ha davvero sostenuto le sue battaglie. “Ha avuto un ruolo di primo piano in tante conquiste in Italia e a livello internazionale. Al di là delle opinioni, bisogna omaggiare una donna che, con grande fermezza, con grande coraggio, ha veramente inteso la politica con disinteresse personale, come strumento per condurre delle battaglie di civiltà, per diritti sociali, politici e per le libertà”, ha detto, infatti, Giuseppe Conte, uscendo dalla camera ardente di Emma Bonino al Campidoglio. Proprio il leader del M5S, in questi ultimi giorni, non ha soltanto ribadito la sua contrarietà all’invio di armi a Kiev, ma ha anche annunciato che il centrosinistra, qualora vincesse le prossime elezioni Politiche, riconoscerà lo Stato di Palestina. Ma non solo. Conte non ha risparmiato critiche all’Unione Europea e al presidente Ursula Von Der Leyen sia per il piano di riarmo sia per l’appoggio incondizionato all’Ucraina. E chissà cosa penserebbero gli elettori Pro-Pal del campo largo se sapessero che, questo pomeriggio, a rendere omaggio alla Bonino è andato anche Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana?
