Chissà se Benito Mussolini fosse a conoscenza, mentre era ancora in vita, di essere diventato cittadino onorario di Montemurlo, una cittadina industriale di 20mila anime in provincia di Prato (in Toscana). Una pratica comune, durante gli anni ‘20 del secolo scorso: molteplici le realtà comunali di tutta Italia che conferirono la cittadinanza onoraria al duce. A partire dal prossimo 31 luglio però, Mussolini non sarà più cittadino montemurlese: il sindaco PD di Montemurlo, Simone Calamai, ha infatti fatto sapere di aver rintracciato su richiesta dell’Anpi (a seguito di una ricerca all’interno dell’archivio storico del Comune) la delibera numero 24 del 18 maggio 1924, quella con cui veniva conferita la cittadinanza al duce. E che la revoca, ad oltre un secolo dal conferimento, dovrebbe avvenire in occasione del prossimo consiglio comunale, quando la maggioranza di centrosinistra voterà a favore. Per un atto che sta sollevando polemiche anche nella “rossa” Toscana, in quanto è stato letto dal centrodestra come un modo con cui il centrosinistra intende distogliere l’attenzione dalle problematiche del presente.
Forza Italia ha ad esempio accusato l’amministrazione comunale di centrosinistra di aver agito per meri fini propagandistici. “Si tratta di un atto privo di qualsiasi effetto giuridico concreto. La cittadinanza onoraria è un riconoscimento personale che decade automaticamente con la morte del titolare. Mussolini è morto ottant’anni fa: quella cittadinanza non esiste più da tempo. Continuare a occuparsene oggi significa soltanto esercitarsi in una rappresentazione simbolica, non governare – ha fatto sapere la sezione locale di FI - dietro la retorica dei “valori della Costituzione antifascista” si nasconde una scelta di pura propaganda politica. Invece di concentrare energie, tempo e risorse del Comune sui problemi reali dei cittadini, tariffe, servizi, imprese, sicurezza, burocrazia, si preferisce andare a caccia di fantasmi del passato per ottenere un titolo di giornale e una foto di circostanza”. I forzisti leggono insomma l’iniziativa come un tentativo di creare un diversivo temporaneo per non affrontare problematiche più impellenti e maggiormente avvertite dalla cittadinanza. “La storia non si giudica con delibere comunali. Si studia, si insegna, si discute nelle sedi appropriate. Trasformare il consiglio comunale in un tribunale simbolico del 1924 non rafforza la democrazia: la riduce a esercizio di autocelebrazione ideologica – concludono - Forza Italia Montemurlo ribadisce che la priorità di un’amministrazione locale deve essere risolvere i problemi delle persone che vivono e lavorano qui e ora, non riesumare atti amministrativi di un secolo fa ormai privi di qualsiasi valore giuridico”.
