Aveva costruito la propria immagine politica sulle battaglie per la legalità, sull’ambientalismo e sulla mobilitazione civile contro la criminalità organizzata. Era diventato uno dei volti del rinnovamento amministrativo calabrese, un sindaco capace di raccogliere intorno alla sua candidatura l’intero campo largo, da Giuseppe Conte a Elly Schlein. Ora Flavio Stasi (nella foto), 42 anni, primo cittadino di Corigliano-Rossano, finisce agli arresti domiciliari nell’ambito di una maxioperazione contro la ndrangheta, insieme ad altre 40 persone arrestate (24 in carcere e 16 oltre a Stasi ai domiciliari, tra cui il consigliere comunale di Forza Italia Pietro Lucisano). Pesanti le accuse ipotizzate per i soggetti coinvolti nel blitz. Si va dall’associazione di tipo mafioso all’omicidio, dall’estorsione alla rapina, dal furto alla detenzione e porto di armi da fuoco, passando per l’intestazione fittizia di beni, per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per lo scambio elettorale politico-mafioso. Proprio quest’ultima fattispecie è quella contestata nell’ordinanza del Gip di Catanzaro al sindaco di Corigliano-Rossano. Esponente tra i più rappresentativi del centrosinistra calabrese, Stasi ha iniziato la sua carriera politica lontano dai partiti. Attivista ambientalista, in prima linea nelle mobilitazioni per la difesa del territorio e contro la ndrangheta, nel 2019 diviene sindaco della nuova città nata dalla fusione dei comuni di Rossano e Corigliano. Il salto di qualità arriva nel 2024, quando Stasi viene rieletto sfiorando il 65 per cento dei voti grazie al supporto di un campo larghissimo: liste civiche, M5s, Avs e Pd.
Giuseppe Conte scende personalmente in Calabria ad aprile per appoggiarlo, definendolo «una garanzia». Eppure le accuse contro il primo cittadino sono collegate proprio a quell’elezione. Gli inquirenti hanno infatti intercettato Annibale Matalone, ritenuto un esponente di spicco della cosca di Rossano e accusato anche di omicidio (arrestato ieri), mentre per telefono spiega a una conoscente: «Io lo voto e lo faccio votare a Stasi una ventina di voti glieli ho arrangiati».
Il presunto mafioso sostiene anche di aver incontrato il sindaco, e discute della possibilità di ottenere anche posti di lavoro in cambio: «Dove sono questi posti che può dare a tuo figlio o a mio figlio la verità, no? Che c’entra, un occhio di riguardo c’è un lavoro là, lo fai prendere a lavorare? E ti ce lo fa mettere, te lo dico io». Tra gli impieghi a cui Matalone aspirava, per sé o per il figlio Alessandro, anche un impiego al cimitero comunale. E quanto alle accuse il gip, in effetti, mette nero su bianco che sarebbe stato Stasi a cercare tramite un conoscente comune un contatto con Matalone, «a riprova della consapevolezza del ruolo dell’indagato sul territorio e della capacità di questi di procacciargli voti».
Insomma, al netto della presunzione d’innocenza, la tempesta piovuta su Stasi è una bella magagna per il centrosinistra e in particolare per il primo cittadino, che appena due giorni fa era ospite della festa di Avs e che negli ultimi giorni aveva respinto sdegnato le accuse di infiltrazioni criminali nella protesta dei camionisti, sostenendo che «se gli agricoltori che protestano pacificamente e dignitosamente vengono trattati da criminali dal governo, allora la risposta sarà che ci costituiamo tutti».
«È stato di parola, anzi, sono andati a prenderlo», ironizza il capogruppo a Montecitorio di Fdi, Galeazzo Bignami, che ieri in Aula si è detto «sorpreso» dal «silenzio riservato dai colleghi di tutta la sinistra all’operazione che ha portato a 42 arresti per criminalità organizzata, tra cui quello del sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi».
