Prima il flash mob in piazza della Scala, con 1.200 pietre bianche a comporre la scritta «7 ottobre» vicino a 1.200 rose bianche in ricordo delle vittime. Poi l’evento in Sinagoga a tre anni dagli attacchi di Hamas in Israele, dove a tenere banco è ancora la proposta del capogruppo Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino, convinto che chi si candiderà alle primarie del centrosinistra per le prossime elezioni comunali dovrebbe impegnarsi a sospendere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv.
Il presidente della Comunità ebraica della città Walker Meghnagi ha replicato e ci è andato giù durissimo: «Majorino è così da quando è in circolazione, ce l’ha sempre avuta con gli ebrei. Non è una cosa nuova, io non mi stupisco e non si stupiscono tutti quelli che lo conoscono». Immediata la replica dell’esponente dem, pronto ad andare per vie legali: «Meghnagi si cerchi un avvocato». Come l’anno scorso, in Sinagoga non era presente il sindaco Beppe Sala. Per il Comune c’era l’assessora al Turismo Martina Riva. In prima fila il governatore della Regione Attilio Fontana che ha ribadito la sua contrarietà a cancellare il gemellaggio. Quella di Majorino «è una proposta che rischia di creare ulteriore confusione» in un momento «in cui bisognerebbe tutti quanti stringerci attorno al Ddl antisemitismo e gridare ad alta voce che non siamo antisemiti». Mesi fa lo stesso Fontana, davanti all’insistenza sullo stop al gemellaggio, aveva parlato di una sinistra «sostanzialmente antisemita». E ora dice: «Non cambio la mia opinione: un conto è contestare il governo e quello è legittimo in tutto il mondo, anche le opposizioni in Israele lo contestano. Altro conto è invece assumere questi atteggiamenti che sono contro un popolo, una cosa totalmente diversa». Per il governatore, in generale, c’è «un antisemitismo strisciante che emerge da troppe parti, bisogna alzare la voce e combatterlo con tutta la forza».
Uno stop alla proposta di Majorino è arrivato anche dal senatore Pd Graziano Delrio: «Non abbiamo bisogno di rottura di dialogo, abbiamo bisogno di incontro. Nel cuore dei milanesi c’è spazio sia per Tel Aviv che per Ramallah». Il presidente di Sinistra per Israele Emanuele Fiano, invece, si è detto pronto a lasciare il Pd se il partito non voterà il Ddl antisemitismo: «È un provvedimento di prevenzione, non repressivo, non chiuderà la bocca a nessuno, non contiene reati e non contiene pene. Al primo articolo difende la libertà di espressione di chiunque» ha spiegato Fiano, chiedendo al Pd di seguire le parole della senatrice a vita Liliana Segre, anche lei presente in Sinagoga. Fiano ha messo nel mirino anche il consigliere regionale del Pd Paolo Romano. Per quest’ultimo non dovrebbe esserci spazio nel prossimo centrosinistra milanese per chi non riconosce che a Gaza c’è stato un genocidio: «Praticamente - ha osservato Fiano - mi ha messo fuori dal centrosinistra. Se la sinistra diventa una caserma dove uno decide per tutti, allora non è più la mia casa».
