Attorno alle 6 del mattino di un sabato apparentemente tranquillo esplodono le chat interne del Pd. Succede perché un sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato dal Corriere della Sera, fotografa Giuseppe Conte davanti ad Elly Schlein in tutte le combinazioni. Il leader del M5s svetterebbe al 38% e anche in caso di ballottaggio avrebbe la meglio (43%).Qualcuno dirà che non è una novità: altri studi andavano in questa direzione ma, come confida un senatore riformista solitamente poco propenso alla polemica e che va sé chiede di restare anonimo, «ritrovarselo così in prima pagina, impone una riflessione». Elly non sfonda, resta dietro l’avvocato del popolo, perché riesce a conquistare solo metà dell’elettorato democrat e non intercetta il mondo degli altri partiti della coalizione. Conte, invece, mobilita quasi tutta la galassia del M5s e trova il favore di un pezzo consistente dell’elettorato Pd e di Avs, e, inoltre, raccoglie anche il 23% degli elettori di centrosinistra.Se non è un terremoto poco ci manca per la cerchia ristretta della segretaria del Nazareno. Difficile da far digerire alle varie anime del Pd. Anche perché il sondaggio aggiunge un ulteriore elemento da non sottovalutare: al 22% dell’elettorato piace l’idea di un federatore in grado di tenere insieme l’intera coalizione.Una sorta di Prodi 2.0.La situazione si complica per la coalizione progressista. Più passano i giorni e più si dà l’idea all’esterno di una compagine dilaniata dai personalismi e dalle divisioni programmatiche. È la ragione per cui il cosiddetto correntone di Montepulciano capitanato da Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, ha iniziato a bofonchiare fin dalle prime ore del mattino: «Occhio alle primarie che ci facciamo del male». Perché le primarie potrebbero avere l’effetto di incoronare l’avvocato del popolo. E come conseguenza, il Pd nei fatti diventerebbe il secondo partito, perché non esprimerebbe più il candidato alla premiership. E allora perché, onde evitare questo scenario compromettente per la storia del Nazareno, non si cerca un terzo nome? Al Nazareno si fa di conto, si studiano le contromosse per arginare la forza elettorale del leader del M5s. Da par suo, Schlein può giocare di sponda con Renzi - che non auspica certo una coalizione a guida Conte. - strizzare l’occhio a Franco Gabrielli ed Ernesto Ruffini - che il 10 ottobre presenteranno il nuovo partito alla presenza di Romano Prodi - e ancora indirizzare la consultazione verso il doppio turno. Ci potrebbero essere addirittura due candidati di rito centrista, una del contenitore dell’ex capo dell’Agenzia delle Entrata - potrebbe essere Ruffini a optare per le primarie, e una del Pd riformista con Giorgio Gori.In questo quadro sia Gori sia Ruffini dovrebbero poi portare in dote al secondo turno i loro consensi a favore di Elly.Non è dato sapere se sarà sufficiente. Certo è che da ieri la leadership di Elly è sempre più traballante. Non a caso iniziano a girare altre soluzione come quella dell’ex governatore della Puglia e sindaco di Bari, oggi europarlamentare, Antonio Decaro. Una soluzione che troverebbe un apprezzamento sia dentro il Pd sia fra gli altri azionisti del campo largo.

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