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Il Vaticano ancora in imbarazzo sull'incontro con Bergoglio

Quel gesto (criticato) del Papa verso la leader radicale che voleva abolire il Concordato

Il 5 novembre 2024 papa Francesco fa sosta nell'abitazione nel centro di Roma dell'ex ministra degli Affari esteri e leader di + Europa ricoverata a meta ottobre per problemi respiratori e poi trasferita in una struttura privata. Con un post su X la parlamentare informa di aver ricevuto dal pontefice alcuni doni e un saluto in piemontese: "Da lui forza e comprensione". X / EMMA BONINO ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

«Eccellenza, un commento sulla morte di Emma Bonino?» «Che riposi in pace». In Vaticano c’è poca voglia di intervenire sulla notizia del giorno. Per i più sarebbe inevitabile ribadire il rispetto verso la persona ma la condanna netta delle sue battaglie. Anche i meno ostili preferiscono evitare di finire «impallinati» come monsignor Vincenzo Paglia a cui ancora oggi viene rinfacciato l’elogio post mortem di Marco Pannella. Ma dentro le mura la figura di Bonino, ostinata anticlericale fino all’ultimo, evoca subito le domande irrisolte del pontificato bergogliano. Come è stato possibile che Francesco abbia dimostrato sin da subito benevolenza nei confronti della leader radicale passata alla storia d’Italia per gli aborti praticati negli anni ’70 come forma di disobbedienza civile? Una simpatia non cercata, ma che il Papa manifestò già dal primo incontro durante un’udienza al governo di Enrico Letta in cui Bonino era ministro degli esteri. Bergoglio la salutò in piemontese per farle capire che la conosceva. C’è da immaginarsi in quel momento la sorpresa della protagonista delle campagne per aborto, eutanasia e per l’abolizione del Concordato. Non era la prima volta che si trovava di fronte a un Pontefice: era già successo con Wojtyla nel 1986 per presentare, insieme a Marco Pannella, un’iniziativa contro la fame del mondo. Ma i rapporti con il Vaticano poi erano rimasti nulli, anzi pessimi. Francesco spiazzò tutti e spiazzò persino la diretta interessata inserendola nel 2016 «tra i grandi dell’Italia di oggi». Parole riferite alla sua conoscenza dell’Africa ma che provocarono l’indignazione di quel mondo cattolico memore dei racconti boniniani sugli aborti praticati al Cisa tra pompe da bicicletta e «quattro risate» per l’uso di vasi. Nelle occasioni dei loro incontri, la politica scomparsa non esitò a «raffreddare» gli slanci di confidenza di Bergoglio come quando contraddisse il detto «l’erba cattiva non muore mai» che il Papa amava rivolgere ai suoi interlocutori. «Da noi si dice che è l’erba resistente a non morire mai», lo corresse in punta di piemontesità. L’immagine-simbolo di questo rapporto divenne la foto dei due, in sedia a rotelle, sulla terrazza della casa romana di Bonino che il Papa decise di visitare il 5 novembre 2024. Uno dei tanti gesti ad effetto di Francesco che si congedò dalla padrona di casa incoraggiandola a rimettersi per portare avanti «le nostre idee». Su quella terrazza Bonino fece la Bonino: difese l’eutanasia. L’amicizia quasi inseguita da Francesco con la politica scomparsa ieri resta uno dei misteri di quel pontificato. Così come resta un mistero chi fu a sussurrare benevolmente all’orecchio del neoeletto Papa argentino - e mai vissuto prima in Italia - il nome di Emma Bonino già nel 2013. Domande che la notizia di ieri ha fatto tornare in voga dietro le sacre mura dove la discussione sulla memoria bergogliana è ancora viva.

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