In principio fu l’Autogrill. Fiano Romano. Il 23 dicembre 2020, due persone attirano l’attenzione di una terza, misteriosa, curiosa passante: sono l’ex premier Matteo Renzi e l’ex capo del controspionaggio Marco Mancini. Restano lì, in piedi, l’uno di fronte all’altro, sembrano parlarsi. Sarà l’inizio di un giallo nazionale ancora non svelato. Perché qualcuno scatta loro una fotografia, la stessa che il 3 maggio 2021 Sigfrido Ranucci trasformerà da immagine sgranata a opera definitiva.
La foto anima una puntata di Report, una delle più viste e discusse della sua storia. Quello scatto fa saltare infatti tutti i giochi dei palazzi più segreti d’Italia. E mette un cono d’ombra sui rapporti fra politica, servizi segreti e giornalismo. Lasciando aperti dubbi che oggi noi cerchiamo, con un contributo testimoniale, di provare a fugare.
Quando il clic avvenne, a Palazzo Chigi sedeva Giuseppe Conte. Aveva lui, in quanto premier, la delega ai Servizi. Eppure, il capo dell’apparato che monitora il Paese giura di non aver saputo nulla di quello scatto, fino a quando non ha lasciato il governo a Mario Draghi. Una svista di Stato? Attorno a questo mistero girano nomi pesanti, come Elisabetta Belloni, la donna che il M5S voleva al Colle, prima che il Parlamento confermasse Sergio Mattarella. Dopo sei anni Il Giornale è in grado di pubblicare le carte finora segrete. E aggiungere così un tassello. Forse decisivo per riaprire la vicenda proprio ora che il segreto di Stato è stato cancellato dal governo Meloni.
Pubblichiamo una fotografia inedita: due anni prima, già qualcuno spiava Mancini. Questa immagine farà discutere perché, come la Pop Art, mostra una cosa che si conosceva già, ma con sembianze diverse. Identificando chi spiava Mancini allora, forse capiremo se all’Autogrill ci fosse davvero una passante, la famosa professoressa, o se quel clic fosse la firma, autentica e inquietante, dei servizi deviati. Cioè se qualcuno avesse messo in atto un disegno. Fra politica, spie e grandi reporter.
