Non sempre fa bene, perché le notizie non sono tutte buone, ma spesso è utile leggere i giornali. Soprattutto quando offrono servizi ben documentati e supportati da un buon pacchetto di dati, come quello pubblicato ieri da Repubblica nelle nobili pagine 8 e 9 dell’edizione nazionale. Un’analisi articolata dell’immobiliare ambrosiano, dal quale risulta che Milano «Non è più una città per famiglie». Ce lo si dice da un po’ e chi è costretto a viverci o a cercare casa, sperimenta da un po’ sulla propria pelle il cortocircuito tra un luogo sempre più attrattivo per i ricchi e ormai infrequentabile perfino dal ceto medio. E soprattutto dai giovani che con le loro energie fisiche e soprattutto intellettuali, sono da sempre il vero carburante nel motore della città. Ora il problema è chiaro, ma nella diagnosi va aggiunto che tutto questo è il frutto di 15 anni di amministrazioni di centrosinistra. Anzi, di dieci anni di centrosinistra, più 5 di sinistra-sinistra griffata Giuliano Pisapia dalla rossa ed effimera ondata arancione. E verrebbe da chiedersi cosa si sarebbe letto sulle medesime pagine se in questa condizione Milano si fosse trovata dopo 15 anni di centrodestra. Aggiungendo l’aggravante che l’urbanistica è forse la maggior competenza assegnata a un Comune, così come la sanità è la principale voce in capo alla Regione. E se quella gestita prima da Roberto Formigoni e oggi da Attilio Fontana può a ragione dire di essere la migliore d’Italia, non altrettanto si può evidentemente affermare dell’urbanistica in mano a Giuseppe Sala e alla sua giunta. Con un’avvertenza. Non pensi oggi il Pd di Elly Schlein e chi da lei candidato di fare campagna elettorale predicando la discontinuità per convincere gli elettori che da domani si cambia. Sala non se lo merita. E la sinistra è sempre quella, indecisa a tutto.
