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La famiglia romana via dal quartiere: “Noi discriminati”

Una mamma racconta l’esperienza dei figli: “In classe solo cinque italiani su 20″

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«Noi siamo stati obbligati a cambiare quartiere, non volevamo che il nostro terzo figlio subisse quello che avevano subito gli altri due». Con un tono contrariato che Florinda Arcangeli, ex portavoce delle mamme della scuola Carlo Pisacane di Roma, racconta al Giornale la storia della sua famiglia. Florinda, conosciuta come Flora, e altre mamme portarono avanti una battaglia nel 2010 contro la concentrazione di alunni stranieri in alcune classi. Una mobilitazione che portò all’introduzione del tetto del 30% di bambini non italiani attraverso un’altra circolare ministeriale. «La situazione è stata molto pesante - ricorda Flora un po’ amareggiata -. Nel 2007 per la prima volta avevamo chiesto alla maestra di fare il presepe. Per prima cosa ci hanno impedito di chiamarlo presepe, doveva essere un villaggio globale», dice Flora ridendo. «Poi hanno creato delle bamboline con il burqa fino ad arrivare alla moschea davanti alla capanna di Gesù». Flora di esempi come questo ne ha tanti e, secondo lei, sono una conferma del fatto che «il ghetto eravamo noi». Alla Carlo Pisacane nel quartiere di Tor Pignattara, a Roma est, ci sono circa cinque bambini italiani su 15 nelle classi.«La gente non si rende conto di quanto sia difficile stare in situazioni del genere», spiega Flora, sostenendo che i «problemi maggiori si riscontrano con la comunità musulmana, perché non hanno intenzione di integrarsi. Parlano la loro lingua e non si può avere a che fare con le mamme». La donna parla di «radicalizzazione del quartiere», sottolineando che già dall’età di tre anni «si vedono le bambine indossare il velo».Specifica che la colpa «non è degli stranieri, ma degli insegnanti che si invasano con tutto ciò che non è italiano».

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