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“La giunta sbaglia, la vera risposta è la terapia del dolore”

Il consigliere regionale Matteo Forte: “Ci sono 22 richieste e non vorrei che adesso il diritto a morire diventasse il dovere di togliere il disturbo”

Matteo Forte, consigliere regionale di Fdi, lei ha invitato il Servizio sanitario a restare fedele alla sua missione di cura. Perché ritiene che sia stato infedele?

«Perché ha fornito assistenza medico- farmacologica e avrebbe individuato anche il luogo idoneo ad attuare la procedura. Chiaramente non si parla di domicilio ma di una struttura votata alla cura, non a mettere fine alla vita».

Come conciliare questa posizione con la sentenza della Consulta?

«Se la Corte costituzionale ha riconosciuto una facoltà e non un diritto, questo significa che non c’è nessun dovere di prestazione e allora il Servizio sanitario non è chiamato a procurare la morte, ma a restare fedele alla tutela della vita. In ogni caso, la Consulta è entrata a gamba tesa e ha creato una situazione che riteniamo debba essere regolamentata a livello nazionale per evitare un federalismo della morte».

Come si aiutano persone come Domenico?

«Ci sono in tutto ventidue richieste di suicidio assistito e la maggioranza sono malati neurologici. In ambito oncologico, dove sono state diffuse le cure palliative e la terapia del dolore, le domande sono praticamente azzerate. Il grande campo aperto è proprio la terapia del dolore per le malattie neurologiche».

Esistono linee guida regionali che regolamentano il suicidio assistito.

«A livello regionale il Consiglio si è espresso nel novembre 2024 votando una pregiudiziale di costituzionalità a mia firma in cui dicevamo che la Regione non è competente perché si toccano diritto civile e penale. Ora c’è un conflitto tra il consiglio e la giunta: queste linee guida vanno ben oltre la sentenza della Consulta e anzi non dovrebbero esistere, perché danno per assodato il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale che a livello nazionale non è assodato affatto».

Non esiste anche una libertà di scegliere di morire?

«Stiamo sentendo il leit motiv di rispettare la libertà del paziente ma la stessa Consulta ha detto che la libertà di autodeterminazione va bilanciata con la salvaguardia di un bene maggiore, che è la vita. E io penso ai tantissimi malati vulnerabili che non devono passare dal diritto a morire al dovere di togliere il disturbo».

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