Pietro Vignali, segretario regionale di Forza Italia, capogruppo degli azzurri in Regione Emilia Romagna ed ex sindaco di Parma, a tutto campo sull’attentato di Salim El Koudri.
La sinistra fatica ad ammettere i legami tra l’estremista che ha colpito a Modena e l’islam radicale. La Giunta di Michele de Pascale e la maggioranza regionale a guida dem non hanno mai voluto affrontare il tema della proliferazione islamica sui territori che amministrano.
Il Campo largo continua a negare che a Modena ci sia stato un attentato islamista. Siamo alla negazione della realtà.
«La magistratura farà il suo corso, ma, sul piano politico, non possiamo ignorare la sequenza dei fatti: un’auto utilizzata contro la folla, una vittima, sette feriti, le ricerche su precedenti attentati jihadisti e ora quattro video registrati nelle ore precedenti l’attentato. Sono elementi che impongono di approfondire fino in fondo anche la matrice ideologica e l’emulazione terroristica. Liquidare tutto senza porsi queste domande è irresponsabile».
Lei che conosce il territorio, ritiene che episodi del genere siano replicabili? Esistono sacche islamiste nel modenese che possono colpire?
«Innanzitutto, va fatto un plauso alle forze dell’ordine e all’intelligence, che con un’attività sottotraccia hanno consentito in questi anni di procedere ad arresti ed espulsioni mirate. Il problema è che nessun territorio, Emilia in testa, può considerarsi immune dal rischio della radicalizzazione individuale, dei cosiddetti lupi solitari. Per questo bisogna tenere altissima l’attenzione e non negare il problema».
Il sindaco di Modena, dopo l’attentato, ha mobilitato la piazza in nome delle concordia e della condivisione. Un modo come un altro per non affrontare il problema.
«La sinistra emiliana deve prendere atto che il proprio modello di integrazione mostra crepe profonde. La concentrazione delle fragilità in grandi strutture, la formazione di quartieri ghetto, l’assenza di veri progetti di autonomia per molti minori stranieri non accompagnati e una microcriminalità che trova manovalanza tra giovani marginalizzati sono segnali che non possono essere ignorati. Integrazione non significa soltanto accoglienza e assistenza. Trovo emblematico che proprio a Ravenna sia emersa l’inchiesta sui certificati che, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati per impedire il trasferimento nei Cpr di stranieri destinati all’espulsione. Anche su questo serve meno ideologia e più rispetto delle regole».
Anche in Regione Emilia Romagna il tema sembra molto sottovalutato. Il vostro territorio spicca per numero di centri islamici abusivi presenti.
«L’ultima mappatura regionale ne censiva 176, ma è un dato estremamente datato. La grande questione rimane l’intesa con lo Stato. L’Islam non ha mai voluto sottoscriverlo in quanto i nodi sono il rispetto della Costituzione, la parità tra uomo e donna, il rifiuto di qualsiasi forma di integralismo e la piena trasparenza anche sui rapporti e sui finanziamenti provenienti dall’estero».
