Un milione e 800mila turisti hanno calpestato le strade del centro tra giugno e agosto. Dovrebbero salire a quota 2,5 milioni a settembre (anche se i dati sono ancora previsionali). Bilancio in chiaroscuro dell’estate milanese. Confcommercio Milano Monza e Brianza ha analizzato i flussi turistici pedonali, concentrandosi sulle zone centrali che sono le più frequentate. A giugno si registrano 602.200 presenze, oltre 690mila a luglio, 554.700 ad agosto e il centro studi stima che settembre chiuderà almeno a quota 664.500. Non si possono paragonare in modo preciso, tecnicamente, con il dossier fornito fino all’anno scorso dalla Questura: si basava sulle presenze registrate dalle strutture alberghiere sul portale e prendeva in considerazione tutti gli arrivi in città. Ma certamente, poichè non c’è turista che non passi da piazza Duomo o dalla Galleria, può dare un’indicazione (abbastanza) vicina alla realtà. L’estate scorsa si veleggiava intorno ai 875mila arrivi a giugno, 921mila a luglio, circa 830mila ad agosto e 878.805 a settembre. I dati sui flussi pedonali si avvicinano all’estate 2019. Un paio di settimane fa anche il presidente dell’associazione Il Salotto Pier Galli certificava il calo: «Gli affari in Galleria sono crollati del 15/20%». In positivo, con la situazione geopolitica in corso la città tutto sommato ha retto oltre le aspettative, e può contare su un flusso di stranieri altospendenti. I turisti stranieri secondo lo studio di Confcommercio rappresentano tra il 60,6 e il 68,1% del totale tra giugno e fine agosto, con un picco del 74,6% atteso a settembre. Per quanto riguarda i visitatori italiani, il 5% arriva da Monza e Brianza, il 3,4% da Varese, il 2,7% da Roma, il 2,3% da Pavia, l’1,9% da Como e a scalare figurano Torino, Firenze, Napoli e Novara. Gli stranieri? In cima alla top ten gli arrivi dagli Stati Uniti (14,6%), poi Francia (14,2%), Paesi Bassi (8,8%), Regno Unito (8,7%), Polonia (6,5%). A seguire: scelgono Milano gli austriaci (6,4%), svizzeri (3,9%), spagnoli (3,3%), tedeschi (2,2%) e rumeni (2,2%). Per quanto riguarda infine l’età dei visitatori, circa il 27% ha tra i 45 e i 54 anni, il 20% tra i 55 e 64 anni, pari merito quelli tra i 35 e 44 anni (19%) e tra i 25 e 34% (sempre 19%), l’8% è over 65 e il 7% under 24.
«L’indagine certifica che Milano è diventata sempre più internazionale, soprattutto dal post Expo - sottolinea il segretario generale di Confcommercio Milano Marco Barbieri -. La città ha la fortuna di compensare le difficoltà legate al costo del gas e energia, al calo dei consumi da parte degli italiani e le criticità legate ai conflitti internazionali, che incidono inevitabilmente sulle imprese, con un’alta presenza turistica tutto l’anno. E si tratta soprattutto di stranieri big spender. Riequilibrano molto la minore capacità di spesa degli italiani». É innegabile che ci sia stato un calo rispetto all’anno scorso ma «va associato alla situazione geopolitica internazionale, è evidente che soprattutto gli arrivi dal Medio Oriente sono bloccati. E in questo contesto generale, le presenze sono rimaste importanti». Secondo Barbieri «bisogna continuare a puntare sugli eventi stile Fuorisalone ‚legati al polo fieristico». E torna a sostenere che i city users dovrebbero contribuire alla spesa dei servizi in città, «il modo più semplice sarebbe introdurre un biglietto più caro per viaggiare dall’aeroporto di Linate al centro con la M4. Se il Comune chiedesse 5 euro invece di 2,2 per arrivare in 12 minuti in San Babila secondo me farebbe bene alla città e il turista nemmeno se ne accorgerebbe. Ovviamente va trovato il sistema per tenere il prezzo bloccato per i residenti».
