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La nuova Schlein va oltre Elly: un’altra mina sul Campo largo

L’appello della segretaria dei Giovani dem imbarazza il partito, irrita i riformisti e aiuta Conte. Sconcertati i partigiani non Anpi. Garavaglia: “Fuga dalla responsabilità”. Aniasi: “La libertà si difende”

La segretaria del Pd Elly Schlein alla Festa dell'Unita'�a Genova, 1 settembre 2026. ANSA/Alessio Cassaro

È una super-Elly, Virginia Libero, la segretaria dei Giovani dem che tiene banco da giorni: il suo proclama ultra-pacifista ha spaccato il Pd e indignato i padri nobili del partito. È una Elly «al quadrato», quella che - forse non lo sa - ha imbastito un appello alla diserzione che va contro la linea ufficiale del partito e contro l’Europa. Pro Pal e antisionista, 28 primavere da un anno esatto alla guida del «settore giovanile» del Pd, la Libero è stata eletta all’unanimità dopo un congresso turbolento, scelta «a immagine e somiglianza di Schlein», che annunciò l’elezione sulle note di «Bella Ciao», aggiungendo: «Con il loro sforzo unitario danno l’esempio anche ai noi, ai grandi».

Un anno dopo, il discorso sulla diserzione è stato chiuso da un eloquente «al tuo fianco Elena!» (così i giovani chiamano vezzosamente Elena Ethel Schlein, per tutti Elly). È una nuova Schlein, più Schlein dell’originale. E se è vero, come ripeteva Pietro Nenni, che c’è sempre «un puro più puro che ti epura», potrebbe già scalzare la segretaria nel cuore dei militanti. Intanto, può permettersi di dire ciò che la vera Schlein, già «imborghesita» da mandati parlamentari e statutari, può solo pensare. «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre - ha scandito - Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori». È una Elly in purezza, insomma, e se la leader è assediata dal protagonismo pacifista del 5 stelle Giuseppe Conte, lei gli fa il verso.

Il proclama che esorta alla «diserzione» ha indignato Arturo Parisi, Franco Bassanini e la prodiana Sandra Zampa, imbarazza i riformisti e fa disperare le organizzazioni partigiane non Anpi, a partire dalla Fiap di Luca Aniasi: «Chi oggi evoca i ‘disertori’ - dice - dovrebbe ricordare chi furono i partigiani». Aniasi ricorda i ragazzi che «non esitarono a prendere le armi» contro il nazifascismo. «Non lo fecero per amore della guerra, ma perché avevano capito che libertà e democrazia si conquistano e si difendono». «Siamo tutti per la pace: la pace però si mantiene, la libertà si difende». E pure Mariapia Garavaglia, presidente dell’Associazione nazionale Partigiani cristiani, boccia la diserzione: «Non è una scelta da operatori di pace ma fuga dalla responsabilità. Se si fossero comportati così i partigiani cristiani?».

I disertori, insomma, cantano «Bella Ciao» ma non l’hanno capita. La diserzione di Virginia ha eccitato schiere di militanti e dirigenti, in un Nazareno che pare un liceo occupato dopo l’assemblea d’istituto. E non è stata «teorizzata», la diserzione. Piuttosto urlata. Ha evocato «Le Déserteur», la canzone di Boris Vian poi cantata da Ivano Fossati. Ma un conto è cantare, un conto è governare un Paese del G7. E alla fine, i giovani Dem non sono che una riedizione del vecchio pacifismo, che manifestava contro la guerra in Vietnam e taceva sull’invasione sovietica dell’Afghanistan, si mobilitava contro gli euromissili e fingeva di non vedere gli «SS-20» di Mosca.

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