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La Rai processa le frasi di Ranucci. E adesso rischia il licenziamento

Viale Mazzini contesta all’ex conduttore le accuse ai colleghi e l’accesso in sede della Cianfoni

Il giornalista Sigfrido Ranucci presenta il libro "La casta", presso la Villetta Social Lab Garbatella, Roma, 08 settembre 2026, ANSA/VINCENZO LIVIERI

Ora Sigfrido Ranucci rischia anche il licenziamento dalla Rai. Dopo essere stato allontanato dalla conduzione di «Report», adesso i vertici della tv di Stato gli hanno inviato una lettera di contestazione per tutte le clamorose vicende legate alle conseguenze dei suoi rapporti con Valter Lavitola. Al giornalista vengono contestati comportamenti che violano le norme interne e che possono portare all’apertura di un procedimento disciplinare alla fine del quale le sanzioni possibili sono tre: richiamo, sospensione e, come limite, licenziamento. L’ex conduttore di Report ha cinque giorni per rispondere al documento. La decisione è avvenuta a seguito della relazione del comitato etico interno, dalla quale emergono profili rilevanti dal punto di vista disciplinare. L’invio della lettera è stato un atto dovuto, slegato dalla presentazione del ricorso d’urgenza contro la rimozione dalla conduzione di Report da parte di Ranucci, anche se i due fatti sono avvenuti nello stesso giorno, martedì. Tra i due eventi, al contrario di quanto sostiene il legale di Ranucci, Roberto De Vita, che ha parlato di «tempismo irrequieto» di viale Mazzini, non ci sarebbe collegamento, almeno a quanto fa trapelare l’azienda. La contestazione è rivolta alle dichiarazioni e pubblicazioni di Ranucci e non entrano nel merito delle inchieste giornalistiche del programma (che semmai saranno oggetto di un audit interno futuro) né nel merito dell’inchiesta giudiziaria sull’attentato di cui Lavitola è reo confesso.

«Accuse» che riguardano molti punti tra le quali le dure e denigratorie parole espresse dal giornalista nei confronti dei vertici aziendali e nei confronti dei colleghi scelti inizialmente per sostituirlo alla conduzione di Report: Giulia Presutti che, dopo la rivolta contro di lei, ha rinunciato all’incarico e Daniele Piervincenzi che è restato alla guida del programma insieme a Claudia Di Pasquale. Questi alcuni dei post che aveva scritto Ranucci: «Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico». E ancora: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie».

Su Presutti in particolare aveva scritto: «Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità». Altre contestazioni riguardano l’accesso non consentito in azienda di soggetti esterni, come quello di Laura Cianfoni, l’amica storica di Ranucci e sua collaboratrice, la donna che scambiò messaggi e informazioni con l’ex compagna di Lavitola, Natàlia Potenza, la notte del 5 luglio, dopo la perquisizione dei carabinieri a casa del faccendiere. Nella lista degli elementi ci sarebbe anche il giallo Banca Progetto e l’accusa di Ranucci di non aver potuto mandare in onda la puntata in questione a causa del taglio delle puntate del programma nell’ultima stagione, ma il servizio sarebbe stato già pronto nel 2025.

Escluse invece questioni che lo avevano riguardato in passato, come le lettere anonime a proposito di presunti comportamenti ambigui con alcune giornaliste (casi emersi pesantemente in queste settimane con le accuse esplicite raccontate da alcune colleghe) e audit conseguenti. Insomma, la situazione è sempre più ingarbugliata: da una parte l’azienda vuole eliminare tracce di Ranucci per consentire a Report di riprendere la sua strada, dall’altra l’ex conduttore non ha alcuna intenzione di mollare l’osso e punta a farsi reintegrare. Se il giudice gli dovesse dare ragione, il caos sarebbe insostenibile.

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