«Sono sveglio e vigile molto prima dei conformisti woke». Non perde il gusto della battuta e dell’analisi affilata Gianfranco Pasquino, già senatore di Sinistra Indipendente e Progressisti, soprattutto professore emerito di scienza politica e socio dell’Accademia dei Lincei. E nel suo più recente libro (Il bello della politica) dedica un capitolo a quella che definisce la (in)cultura woke.
Professore, come vede questo discorso sul woke per come è stato impostato da Giuseppe Conte?
«Conte è un provocatore, è il Pd è caduto nella provocazione, forse ha la coda di paglia. Quella di Conte è una furbizia, ma tutti hanno esagerato col politicamente corretto, che è peggio ancora del woke. Tutta questa roba, senza vera cultura, si riduce solo a conformismo».
Non sarà il realismo ad aver suggerito una retromarcia, non solo di Conte ma anche dei Dem americani?
«La tattica, forse il realismo. Il Pd non è riuscito, né i 5 stelle, a individuare i temi sociali importanti. L’idea di andare sui diritti civili per lasciare i temi sociali, o viceversa, non è seria. Non c’è contrapposizione. Sarebbe necessario approfondire».
Ma lei, che ha una lunga storia lunga nella sinistra, condivide l’idea che il woke sia stato un eccesso.
«Certo. Mai stato politicamente corretto. È utile sbarazzarsi di questi eccessi. La politica dev’essere più vivace. C’è stata molta ipocrisia. Ma non solo nel Pd. Conte sbaglia se fa finta di non sapere che i 5S hanno praticato un grande conformismo. Sono stati tutto conformismo».
E il movimento pro Pal, che Conte ha cavalcato, sembra anch’esso un prodotto della cultura woke.
«Certo. La riscrittura della storia tutta basata su imperialismo e colonialismo è questo. E anche l’idea del genocidio. Tutti ne parlano, ma non sanno cosa è stato e cosa sia il genocidio. Non che non sia grave ciò che è accaduto a Gaza, ma non è tecnicamente genocidio».
Tolto il woke, si torna alla cara, vecchia socialdemocrazia?
«Ricordiamoci che il woke non nasce non in politica ma nelle università. Non si dovevano più studiare autori bianchi come Shakespeare, o Churchill, o non so cos’altro. Tutto si è poi riversato in politica e ci hanno marciato. Tolta questa patina resta la democrazia, che è qualcosa di molto complesso».
La reazione della sinistra a Conte sembra incerta, o esitante.
«Incerta da un lato, e insufficiente».
E sull’immigrazione tutta la sinistra dovrà fare la stessa cosa?
«Io penso che l’immigrazione sia un tema sostanzialmente intrattabile, nel mondo in particolare in Africa e in Medio Oriente, abbiamo Paesi sono relativamente poveri e uomini e donne e bambini decisi a venir via, anche a costo di morire. L’argomento è intrattabile, non c’ una soluzione, ci sono solo tamponi».
L’accoglienza senza limiti dei migranti è solo un’illusione.
«Sì, e in questo prima ancora della sinistra vengono i cattolici, e la sinistra che dando ragione ai Papi, Leone ma soprattutto Bergoglio dice, da un punto di vista morale o sentimentale: Venite aggiungiamo un posto a tavola. Bene come discorso religioso, ma in politica è difficilissimo, e la sinistra non ha una soluzione. Né la destra, perché una soluzione non c’è. Solo tamponi».
Nessuna illusione?
«Nel lungo periodo si può contribuire a costruire democrazie in Africa e Medio oriente. Senza questo orizzonte, l’accoglienza è un’illusione, da archiviare».
