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La vice Sala svela il patriarcato dem: snobbata perché donna

L’accusa: “Si parla solo di Majorino e Calabresi non della Scavuzzo”. E lei: “Vero, è così”

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A gettare il sasso è stato il renziano Ivan Scalfarotto ma la vicesindaca Pd di Milano Anna Scavuzzo evidentemente non vedeva l’ora di raccoglierlo. Il senatore di Italia Viva ha aperto il tema del patriarcato anche in politica - e nel centrosinistra nello specifico - chiacchierando dei candidati in pista per il dopo Beppe Sala. «Credo fondamentalmente che se Scavuzzo fosse un uomo non ci sarebbe stata questione - ha ammesso in onda su Stazione Radio -, perché uno fa il vicesindaco, è capace indubbiamente... why not?». E invece il dibattito è concentrato su primarie sì/no e sul derby tra il capogruppo lombardo del Pd Pierfrancesco Majorino, fedelissimo di Elly Schlein, e il giornalista Mario Calabresi che si è autocandidato. Sembra avere un ruolo da comparsa la vicesindaco Scavuzzo, che (peraltro) è stata la prima a dichiarare convinta «io ci sono, pronta a correre alle primarie» già a dicembre mentre pure Majorino aspetta ancora gli ordini del partito per annunciare la discesa in campo ufficiale. «Ringrazio Ivan Scalfarotto per aver detto ad alta voce una cosa vera, che ci riguarda tutte e che pensiamo in tante e in tanti: ancora oggi le donne fanno più fatica, anche a Milano - ha scritto Scavuzzo sui social -. Amo le sfide, confermo che anche questa volta sono in campo con impegno e serietà per Milano, e la stessa determinazione di sempre».

Laureata in Fisica all’Università Statale di Milano, master alla Sda Bocconi, insegnante in aspettativa, è entrata in consiglio comunale nel 2011 con la lista Pisapia e, passata al Pd, è stata nominata vicesindaco di Beppe Sala nel 2016 e confermata per il bis nel 2021. Nel finale di mandato è stata la «mr Wolf» di Sala, ha risolto la grana della vendita dello stadio di San Siro a Milan e Inter e ha ereditato la delega bollente all’Urbanistica, nel caos delle maxi inchieste. Un riconoscimento dalla segretaria Elly Schlein forse se lo sarebbe aspettato (magari l’investitura?). Tant’è. Sui social Scavuzzo sottolinea invece che «una sola donna è stata sindaca di Milano. Una. E nella storia della città è stata una donna di destra». Non lo scrive ma si chiamava Letizia Moratti, scelta dal Cav Silvio Berlusconi nel 2006.«Dall’altra parte - sottolinea -, una lunga lista di uomini. Non mi spaventa la sfida. Anzi. Amo le sfide. Mi spaventa di più l’idea che ancora oggi una donna debba chiedersi se ha il diritto di provarci». Ricorda quindi (anche agli alleati del campo largo) il suo curriculum: «Sono stata consigliera, sono vicesindaca. Ho vissuto anni attraversando ogni angolo di questa città, nei suoi quartieri, con le persone, nelle sue difficoltà e nelle trasformazioni. So cosa significa amministrare Milano. E so anche quanto ancora ci sia da fare. Se fossi un uomo, forse, come dice Ivan Scalfarotto, non ci sarebbe questione. Io penso che la questione sia proprio questa. Credo sia arrivato il momento in cui una donna non debba essere considerata un’eccezione alla guida di Milano. Io ci sono».