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L’anarchica tutta falce e portafogli

Eccola qui, la nuova sinistra: un mix di radical chic e “padroni bianchi” del secolo scorso

Caccia i collaboratori senza giusta causa, poi risulta introvabile dove ha la residenza. Stangata da 310mila euro per Ilaria Salis

Benvenuti nel meraviglioso mondo di Ilaria Salis, l’eroina che trasforma il «compagni, avanti!» nel più prosaico «scappate, che arrivo!». La paladina della giustizia proletaria, quella che sognava l’internazionalismo a colpi di martello per le strade di Budapest, ha scoperto che la lotta di classe ha un piccolo difetto: bisogna pagare gli stipendi.

Eccola qui, la nuova sinistra: un mix di radical chic e «padroni bianchi» del secolo scorso.

Condannata per aver licenziato e non pagato i suoi assistenti, la Salis ha reagito con la solita, stucchevole arroganza. Non chiede scusa, si dice vittima. Perché lei, dall’alto del suo scranno europeo conquistato a furia di immunità, non riconosce i tribunali. La legge è un orpello per i poveri cristi, non per chi incarna la nuova resistenza contro il nulla.

Perfino Susanna Camusso, una che di lavoro e padroni se ne intende, ha preferito il silenzio del «Campo largo» (o forse del «campo santo» dei diritti). Ma il punto è un altro: la Salis è lo specchio di quella Bologna messa a ferro e fuoco, di quell’anarchia che si sposa con l’islamismo radicale e che i sindaci coccolano come un cucciolo irrequieto.

Tra occupazioni di case, molotov e assistenti non pagati, il modello è chiaro: l’impunità come diritto civile. Inseguono la guerriglia, amano i regimi del Medioriente e schifano la democrazia. È il socialismo del martello: picchiano gli altri, ma al portafoglio tengono tantissimo. Povera sinistra, ridotta a tacere davanti a chi predica la sommossa e pratica il licenziamento.

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