Si aprono le urne, ritornano i veleni. Sembra quasi che ci sia una regia dietro le rivelazioni tardive e sospette dell’ex pentito Giovanni Brusca su Silvio Berlusconi e i suoi presunti rapporti con Cosa Nostra mai dimostrati, le fantomatiche piste nere dietro le stragi del ’92-’93 care a Report e Fatto eppure bocciate dalle sentenze fino al malessere di Roberto Scarpinato che si sente «spiato» dalle Procure e perseguitato dalla commissione Antimafia per le confidenze fatte all’ex collega Gioacchino Natoli prima della sua audizione da indagato per favoreggiamento. Le nuove indagini sul boss
Michele Senese per l’omicidio del capo ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli vengono maliziosamente accostate all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per i suoi affari con il ristoratore romano Mauro Caroccia, considerato un prestanome del clan. Il processo Hydra alle tre mafie che volevano scalare Milano non è neanche iniziato (causa maltempo) che già è partito il teorema su Fratelli d’Italia infiltrata in Lombardia. È il solito teatrino elettorale sul centrodestra «mafioso» tanto caro alla sinistra giudiziaria, che ha paura della controverità sui rapporti tra mafia, magistratura e politica a cui sta lavorando la la commissione Antimafia guidata da Chiara Colosimo, pronta a spazzare via trent’anni di depistaggi che hanno partorito sentenze claudicanti e mezze verità su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi dalle trame interne alle toghe, da Palermo al Csm, prima che a Capaci e in via d’Amelio. Intanto la mafia uccide in silenzio chi ha osato ribellarsi come Denise Cosco, la figlia suicida della testimone di giustizia Lea Garofano, sciolta nell’acido dal marito mafioso. Mentre l’incolumità di altri pentiti come Emanuele Mancuso è stata messa in gioco per due punti di share.
