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“Le utilitarie? Da mafiosi e narcos”. Il post choc della toga contro il governo

Ida Teresi (componente del direttivo Anm) ironizza sull’abolizione del bollo. In passato il No alla riforma Nordio, gli allarmi sulla “deriva illiberale” e sui social bandiere antifasciste e appelli contro le riforme dell’esecutivo

Bollo toga

Ci sono modi diversi per criticare una decisione del governo. Ida Teresi ne ha scelto uno piuttosto singolare. Il magistrato, oggi sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e componente del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, ha affidato a Facebook il suo commento (poi cancellato) alla decisione dell’esecutivo di eliminare per il 2027 il bollo sulle automobili fino a 80 kW, misura destinata a interessare oltre il 70 per cento delle vetture circolanti.

“Le auto piccole sono tipicamente utilizzate da ricchi narcotrafficanti e ricchi mafiosi… e quasi sempre le uniche formalmente intestate. Quelle grosse, chiaramente, a prestanomi”, ha scritto la Teresi. Il senso sarcastico dell’intervento è abbastanza evidente. Meno evidente è l’opportunità di affidare la critica a una misura fiscale a un parallelo tra i proprietari delle automobili di piccola cilindrata e mafiosi e narcotrafficanti. Soprattutto considerando il ruolo di chi quelle parole le pronuncia: non un commentatore politico, ma un magistrato con una lunga esperienza nell’antimafia e incarichi di primo piano nell’associazionismo giudiziario. Il governo, peraltro, ha motivato l’intervento con l’intenzione di alleggerire il peso fiscale sugli automobilisti: l’esenzione riguarda un solo veicolo per contribuente e, secondo le stime diffuse dall’esecutivo, una platea di circa 14,5 milioni di mezzi.

Quello sul bollo non è però il primo intervento pubblico di Teresi su temi direttamente al centro dello scontro politico. Nel 2024, quando era sostituto procuratore a Napoli e presidente della locale giunta dell’Anm, si era schierata apertamente contro la riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio. In un’intervista all’Espresso aveva sostenuto che con la separazione delle carriere “il pm sarà succube della politica” e aveva anche parlato del rischio di una “deriva illiberale”. Arrivò inoltre ad affermare che la separazione avrebbe comportato “indefettibilmente l’attrazione del pm sotto il potere esecutivo”, attribuendo alla riforma il rischio di un controllo politico sull’organo che conduce le indagini. Poche settimane prima i toni erano stati altrettanto netti. Commentando le ipotesi di riforma, Teresi aveva prospettato la nascita di un pubblico ministero trasformato in un “mostro autoreferenziale”, dotato — nelle sue parole — di un potere particolarmente forte sull’indagato.

Teresi non ha nascosto il proprio posizionamento nemmeno sul referendum. Con AreaDG ha sostenuto la campagna contraria alla riforma, definita nei documenti del gruppo uno “stravolgimento dell’architettura costituzionale”. Una presa di posizione netta, dentro una battaglia che ha visto l’Anm schierarsi apertamente per il No.

E il profilo social del magistrato offre anche altri elementi del suo posizionamento nel dibattito pubblico. Tra i contenuti pubblicati su Facebook compare infatti anche una fotografia con una bandiera antifascista, oltre alla condivisione di appelli (anche del Pd) e iniziative contro la linea del governo sulla giustizia. Nulla, naturalmente, che sia vietato a un magistrato. Ma materiale sufficiente a restituire l’immagine di una togata tutt’altro che estranea alle battaglie politiche e culturali che attraversano il Paese.

È questo il contesto nel quale arriva adesso la sortita sulle utilitarie dei “ricchi narcotrafficanti” e dei “ricchi mafiosi”. Un’iperbole sarcastica, certo. Ma proprio perché arriva da un magistrato che oggi siede ai vertici dell’antimafia nazionale e nel direttivo dell’Anm, il confine tra intervento tecnico, attività associativa e commento politico finisce inevitabilmente sotto i riflettori.

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