Un’incredibile coincidenza temporale che ha provocato più di un equivoco. Ida Teresi, oggi sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e componente del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, aveva pubblicato su Facebook una considerazione sulle automobili utilizzate dagli esponenti della criminalità organizzata proprio nelle ore in cui teneva banco la decisione del governo di eliminare per il 2027 il bollo sulle vetture fino a 80 kW.
“Le auto piccole sono tipicamente utilizzate da ricchi narcotrafficanti e ricchi mafiosi… e quasi sempre le uniche formalmente intestate. Quelle grosse, chiaramente, a prestanomi”, aveva scritto la Teresi. Parole che, per contenuto e tempistica, sono state interpretate come una frecciata sarcastica alla misura appena varata dall’esecutivo. Una lettura che però il magistrato respinge.
“Il post che avevo pubblicato stamattina non era in alcun modo riferito alla decisione adottata dal governo di abolire il bollo auto”, ha precisato successivamente la Teresi, spiegando che si trattava invece di “una riflessione più ampia sulle abitudini di narcotrafficanti ed esponenti della criminalità organizzata”. Nessun collegamento, dunque, secondo la sua ricostruzione, con “le scelte finanziarie dell’esecutivo”, definite “del tutto lontane e separate dall’attività giudiziaria”.
La stessa Teresi riconosce però che “il contesto temporale e la sinteticità della comunicazione social possono aver ingenerato equivoci”. Un chiarimento che mira a modificare la lettura iniziale del messaggio, ma resta la singolarità di un post che - pubblicato proprio mentre il governo annunciava l’esenzione per le auto di piccola e media potenza - si prestava facilmente a essere interpretato in chiave politica.
Anche perchè quello sul bollo non sarebbe stato il primo intervento pubblico di Teresi su temi direttamente al centro dello scontro politico. Nel 2024, quando era sostituto procuratore a Napoli e presidente della locale giunta dell’Anm, si era schierata apertamente contro la riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio. In un’intervista all’Espresso aveva sostenuto che con la separazione delle carriere “il pm sarà succube della politica” e aveva anche parlato del rischio di una “deriva illiberale”. Arrivò inoltre ad affermare che la separazione avrebbe comportato “indefettibilmente l’attrazione del pm sotto il potere esecutivo”, attribuendo alla riforma il rischio di un controllo politico sull’organo che conduce le indagini. Poche settimane prima i toni erano stati altrettanto netti. Commentando le ipotesi di riforma, Teresi aveva prospettato la nascita di un pubblico ministero trasformato in un “mostro autoreferenziale”, dotato — nelle sue parole — di un potere particolarmente forte sull’indagato.
Teresi non ha nascosto il proprio posizionamento nemmeno sul referendum. Con AreaDG ha sostenuto la campagna contraria alla riforma, definita nei documenti del gruppo uno “stravolgimento dell’architettura costituzionale”. Una presa di posizione netta, dentro una battaglia che ha visto l’Anm schierarsi apertamente per il No.
E il profilo social del magistrato offre anche altri elementi del suo posizionamento nel dibattito pubblico. Tra i contenuti pubblicati su Facebook compare infatti anche una fotografia con una bandiera antifascista, oltre alla condivisione di appelli (anche del Pd) e iniziative contro la linea del governo sulla giustizia. Nulla, naturalmente, che sia vietato a un magistrato. Ma materiale sufficiente a restituire l’immagine di una togata tutt’altro che estranea alle battaglie politiche e culturali che attraversano il Paese.
È questo il contesto nel quale era arrivata la sortita sulle utilitarie dei “ricchi narcotrafficanti” e dei “ricchi mafiosi”. Un’iperbole sarcastica, almeno in una prima impressione. Ma proprio perché arrivava da un magistrato che oggi siede ai vertici dell’antimafia nazionale e nel direttivo dell’Anm, il confine tra intervento tecnico, attività associativa e commento politico era finito inevitabilmente sotto i riflettori.
