C’è un pezzo consistente di Pd che è preoccupato che la sfida per la selezione del candidato alla presidenza del Consiglio debba essere stabilita dalle primarie. Ad eccezione del gruppo strettissimo di Elly Schlein, le perplessità attraversano tutte le svariati correnti del Nazareno. La ragione di questa posizione, come anticipato dal Giornale, è connessa a un ragionamento che da giorni fa Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro, una delle anime del cosiddetto correntone di Montepulciano e punto di riferimento della gauche del partito: «In tutte le feste dell’Unità in cui sono stato - e ne ho girate una cinquantina in questa lunga estate - il nostro popolo non sprizza di gioia se si celebrano le primarie. Non bisogna sottovalutare che c’è un po’ di inquietudine nella nostra base a cui vanno date delle risposte sia dal punto di vista organizzativo sia anche politicamente. Serve un accordo tra chi partecipa, altrimenti diventano un momento di rottura». Orlando ha toccato con mano questo malcontento e ha messo in guardia i verticissimi del partito. Quel popolo ribolle, non comprende come sia possibile che il Pd sia diventato un partito che debba inseguire le gesta dei 5Stelle e le giravolte dell’avvocato del popolo. E dunque arriva a mettere in discussione le primarie. Primarie che fino a poco fa sarebbero state imprescindibili. «Fanno parte del nostro dna» predicava Walter Veltroni quando era segretario del Pd. E lo stesso successe negli anni successivi quando addirittura nel 2012, pochi mesi prima delle elezioni politiche, si aprì la possibilità a un’altra figura del Pd - nel caso in questione, Matteo Renzi - di sfidare l’allora segretario Pier Luigi Bersani. Una partecipazione che in quell’occasione sfiorò i tre milioni. Numeri che oggi appaiono lontani anche per il malcontento diffuso all’interno del popolo del Pd. D’altro canto, dal 2005 - anno che incoronò Romano Prodi con oltre 4 milioni di partecipanti - al 2023 tanto è cambiato. È scesa la partecipazione, sfiorando solo il milione per la vittoria di Elly Schlein contro Stefano Bonaccini. E oggi quest’ultimo allarga le braccia quando gli si pone la domanda sulle primarie e più o meno lo stesso fa l’ex capogruppo del Pd, Roberto Speranza, che più occasioni ha avvertito i compagni di partito: «Vanno evitate, con i gazebo si rischia di perdere consensi». Conte ha capito tutto questo e, come sostiene a bassa voce Giuseppe Provenzano, «vuole intercettare questa avversione alle primarie che c’è nel nostro mondo». Resta solo da capire se davvero ci riuscirà e se per davvero si faranno le primarie.
