«Report ci ha rovinato la vita». Potrebbe suonare così la trama di un nuovo capitolo della «Ranucci story». Fioccano le denunce pubbliche di vittime dei servizi della trasmissione Rai. Servizi rivelatisi poi deboli, ma che hanno mandato all’aria imprese, famiglie e affetti. E se ci siano state o meno delle «vittime selezionate» (con la regia o l’aiuto del faccendiere) sarebbe anche un tema di approfondimento da parte degli inquirenti che indagano sulla bomba contro Mr Report piazzata da un commando napoletano su ordine, sembra, di Valter Lavitola, amico fraterno proprio di Ranucci. L’indagine va avanti, si attendono i nuovi sviluppi con il Riesame per l’ex direttore dell’Avanti.Intanto, «le vittime di Report» escono allo scoperto. Roberto Rigoli merita un posto d’onore in questa lista speciale che avremmo preferito non dover stilare. Due giorni fa, ad Asiago, dove era in corso un evento pubblico con Ranucci, il medico si è alzato in piedi e ha chiesto al giornalista di ammettere l’errore proprio tra la platea che lo acclamava come un eroe. La storia di Roberto Rigoli è nota. Fu al centro di un’inchiesta di Report, accompagnata da un’indagine della Procura, su una partita di tamponi rapidi. La storia occupa le reti Rai grazie al programma di Ranucci. Rigoli diventa il mostro. Poi, però, il medico è stato assolto da tutte le accuse. E ora su Ranucci pende una denuncia per diffamazione. Ma il tema non è giudiziario. Rigoli chiede le scuse per quella macchina del fango. «Avete colpito un innocente, la mia famiglia ha sofferto per anni». E ancora: «Sono solidale con sua figlia che sta soffrendo. Come ha sofferto la mia per tre anni». Ranucci ha stretto la mano all’uomo, però non ha (ovviamente) fatto marcia indietro: «In quella trasmissione non abbiamo detto il falso. Possono chiedere scusa per tutti gli errori che volete. Ma Report non ha detto il falso» ha risposto Ranucci.C’è un’altra storia che grida vendetta. Ed è quella di Claudio Giacobazzi. È l’amministratore delegato di una società che commercializza diamanti. Fu trovato morto suicida nel 2018 in una stanza d’albergo e con una scritta: «Stanza deve essere pagata». Il suicidio era la fine di un incubo. Era un importante manager di una società, fu accusato di aver venduto gioielli a prezzi gonfiati a istituti di credito. Report ci costruì sopra un’inchiesta giornalistica. Giacobazzi fu assolto da ogni accusa. Ma la macchina del fango aveva distrutto l’uomo e il professionista. Giacobazzi non resse la pressione per la vergogna e decise di farla finita.Di politici finiti nel tritacarne mediatico del programma di Ranucci ce ne sono tanti. Fontana, le sorelle Meloni, Ignazio La Russa. L’ultimo in ordine di tempo è stato il parlamentare Fdi Gimmi Cangiano, passato in un servizio di Report come presunto mandante dell’attentato contro Ranucci. Tirato in ballo in un traffico di armi. Alla fine le indagini hanno escluso questa pista. Cangiano ha chiesto le scuse di Ranucci che però non sono arrivate. Qualche anno fa ci è passato anche Stefano Esposito, all’epoca parlamentare del Pd. Report colse l’amicizia con l’imprenditore Giulio Muttoni. A Report le carte della Procura su Esposito arrivarono prima che al diretto interessato. Format classico: Report prova a inchiodare Esposito. Passa qualche anno e tutto finisce in una bolla di sapone. Esposito sarà completamente archiviato. Niente scuse da parte dell’infallibile Ranucci. In queste settimane un video dell’ex parlamentare dem è diventato virale. Nel breve filmato, Esposito rispondeva a Ranucci, che aveva chiesto rispetto per i propri figli.Nel metodo Report messo sul banco degli imputati c’è un’altra storia tirata fuori da La Verità. Riguarda il gruppo San Donato milanese. Nel 2020 il gruppo viene contattato da due inviati di Report, Giorgio Mottola e Giovanna Boursier che vogliono realizzare un servizio sulla gestione dell’emergenza Covid. Boursier si deve occupare di terapie intensive e rianimazioni, Mottola di Bergamo e delle Rsa.Boursier fa una lunga intervista a Elena Bottinelli, amministratore delegato del San Donato. Vengono fornite tutte le spiegazioni e gli elementi utili al racconto di Report. Però l’intervista viene cestinata, non andrà mai in onda. Forse avrebbe rovinato la narrazione preparata a tavolino da Ranucci. Tante storie di un metodo che fa discutere. Che però Ranucci difende con il coltello tra i denti.

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