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“Lega Italia Federale”. Il nuovo simbolo ritorna alle radici

Il logo unisce la piattaforma nazionale del vicepremier al primo Carroccio di Bossi. “Ma l’avversario adesso è a Bruxelles”

Il nuovo logo della Lega presentato durante il secondo giorno di congresso straordinario della Lega a Milano, 25 ottobre 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

In alto la scritta Lega grande e in blu. Al centro lo spadone di Alberto da Giussano. E sotto la nuova dicitura «Italia (in giallo) Federale». È il nuovo simbolo del Carroccio che accompagnerà il partito verso le prossime elezioni politiche dove «saremo il secondo partito del centrodestra» commenta il vicepremier Matteo Salvini, confermato segretario. Il suo nome non c’è più - «ce lo imponeva la nuova legge elettorale» - ma la firma sul logo è comunque quella di Salvini. L’idea, spiega il vicepremier, era quella di tenere insieme la svolta nazionale che ha impresso al Carroccio e di cui «sono straconvinto», con «il mio istinto, la mia carne e la mia pelle». E quindi quell’anima della Lega dove è cresciuto che ha sempre visto nel federalismo una delle bandiere più importanti. Una battaglia ancora attuale, anche se oggi il nemico, argomenta Salvini, è Bruxelles e non più la Capitale: «Il centralismo una volta era nei palazzi romani, ora è traslocato più a Nord» il riferimento all’Ue del segretario, convinto che il nuovo logo tenga insieme «il passato, il presente e il futuro» e sia perfetto per combattere battaglie «da Nord a Sud». Nasce con questa convinzione «Lega Italia Federale», il nuovo corso grafico che prende anche spunto dalle scelte di Umberto Bossi. Anche il Senatùr, negli anni ’90, propose della varianti del marchio Lega Nord, per esempio proprio con Lega Italia Federale, con sfondo bianco e scritte blu. Quelle parole, sottolinea Salvini, oggi riassumono il viaggio di «una Lega nuova, forte e protagonista in Italia». Poco importa se «devo farmi un pochino da parte io», osserva il vicepremier tornando sull’uscita dal simbolo del suo nome: «Diranno che l’ho data vinta a quelli che fanno polemica. Qualcuno mi ha chiesto di non farlo, di togliere solo premier, che chissà che scrivono poi i giornali. Mi interessa meno che zero». Un simbolo «chiaro, lineare e riconoscibile» anche per gli elettori: «Perché uno ci sceglie nella cabina? Perché c’è l’Alberto da Giussano e poi c’è la Lega». E che sembra piacere anche ai congressisti e ai militanti, anche se qualcuno ci vede ancora troppo giallo e voleva il verde. «Custodisce la nostra storia e la nostra identità, a partire da Alberto da Giussano, che ogni giorno portiamo con orgoglio sulla nostra giacca» commenta il tesoriere del partito, il deputato Alberto di Rubba. Il governatore lombardo Attilio Fontana mette l’accento sul federalismo «che oggi entra nel nostro simbolo e che può e deve tornare a essere il nostro obiettivo per rilanciare un Paese che nel centralismo fatica a trovare soluzioni». Giudizio positivo anche da Luca Zaia: «A me piace - dice l’ex Doge del Veneto -. La leggo come un’Italia che diventerà federale e quindi una federazione di più realtà».