Sotto la vestaglia niente, ma neanche sopra, nel senso che gli manca la cuffietta, accessorio obbligatorio per un vero uomo (ma anche per una vera donna) autoproclamatosi di «vera destra». Vannacci, che definisce «sporca dozzina» i suoi nove parlamentari transfughi – la matematica non è nel programma di Futuro Nazionale – ha pensato (e qui sta la prima notizia) di dileggiare il direttore del Giornale, Tommaso Cerno, parlando di «gusti sessuali invertiti» e altre vannacciate. L’ex generale ha informato che l’omosessualità in certi orari non deve andare in tivù, ma Vannacci che non lo è ci va sempre.
Il capo di Vestaglia Nazionale ha poi tenuto a sottolineare che a lui le donne sono sempre piaciute ma che questo non gli ha mai garantito «né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di “sparare minchiate”, e però qualcuno potrebbe consegnargli una laurea disonoris causa.
Cerno ha replicato alle contumelie: «Penso che una persona che non sa argomentare senza insultare il prossimo abbia un serio deficit di contenuti. Vannacci mi insulta perché non regge un confronto nel merito. È una dinamica che capisco e conosco bene, la sinistra la usa da sempre. E capisco adesso perché in PaIl capo di Vestaglia Nazionalerlamento Vannacci vota con la sinistra. Faccia come crede, gli italiani giudicheranno».
È poi arrivata una nota del presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Solidarietà al direttore Tommaso Cerno. Il dissenso e il confronto politico non possono mai giustificare attacchi personali né riferimento denigratori alle scelte e alla sfera privata di una persona, che nessuno può sindacare e verso la quale è giusto nutrire massimo rispetto».
