L’ultimo anno di mandato, molto amaro per il sindaco Beppe Sala, si chiuderà simbolicamente male per lui nel giorno del patrono della città. Molti dei nomi presentati per gli Ambrogini, infatti, rappresentano bocconi avvelenati per il sindaco, a partire dallo stadio di San Siro, uno degli incubi peggiori per l’amministrazione che, dopo la vendita del Meazza, tra minacce di dimissioni, voti di fiducia e mille contestazioni, vede ora il sindaco fare pressing sui club per portare a casa il nuovo impianto in tempo per gli Europei 2032. La candidatura di San Siro, a cent’anni dalla sua costruzione, arriva dal consigliere di Forza Italia Gianluca Comazzi. «Dov’era Comazzi quando si votava in aula»? si chiede polemico Alessandro Giungi, consigliere Pd che ha votato contro la vendita, in contrasto con sua maggioranza. Uno dei simboli di questa lotta, anche se porta legato al suo nome tutta una serie di meriti e di cose buone fatte per Milano, è stato il consigliere dei Verdi Carlo Monguzzi (per cui è stata proposta la Medaglia alla memoria) che si dimise dalla presidenza della commissione consigliare Ambiente all’indomani della vendita del Meazza. Giungi ha proposto Luciano Bagoli, presidente del comitato «Ritorno al Carraro» che si è battuto contro la privatizzazione della gestione del centro sportivo e per la riapertura dopo la ristrutturazione, ancora lontana. Questo è il simbolo della disfatta delle politiche sportive popolari della giunta Sala, che ha raggiunto il suo culmine nelle ultime due estati con soli tre centri balneari aperti, piscine privatizzate e impianti sportivi chiusi da anni.
Il terzo grande nodo che la giunta non ha saputo sciogliere, salvo avvilupparsi in salti mortali contraddittori contro il Salva Milano e poi a favore, anche in questo caso minacciando le proprie dimissioni e attaccando i suoi, è l’urbanistica: ecco allora spuntare l’Ambrogino al Comitato delle famiglie sospese, guidato da Filippo Borsellino, che rappresenta migliaia di milanesi che hanno comprato casa senza poterci entrare, per via delle inchieste e che ora si trovano in enormi difficoltà e scaricati dalla istituzioni. Fa il paio con queste la candidatura di Fabiola Minoletti, vicepresidente del Coordinamento comitati milanesi che lottano contro la mala movida, la cattiva gestione del verde, il degrado e tutti i temi che toccano la vita quotidiana nei quartieri.
Infine la delicatissima questione del gemellaggio con Tel Aviv che ha tenuto banco in consiglio comunale per una decina di sedute la scorsa primavera, scatenando la lite tra Pd e Avs e una quasi spaccatura della maggioranza. Daniele Nahum, consigliere di Azione/Riformisti ha ufficialmente candidato Emanuele Fiano, «presidente nazionale di Sinistra per Israele si batte da sempre per la pace in Medio Oriente». Una candidatura che non piace alla sinistra pro Pal ma nemmeno a Più Europa Verdi in Comune che l’hanno definita «una provocazione o una scelta sciocca». «Chi usa i riconoscimenti della città per regolare conti politici non sono certo io» chiosa Nahum.
