C’è una domanda che il centrosinistra italiano continua accuratamente a evitare: dove vuole portare l’Italia? Non chi debba guidarlo, non quale formula elettorale utilizzare, non come costruire l’alleanza anti-Meloni. Ma quale idea di Paese abbia e come voglia tradurla in azione politica.
È la domanda che Enrico Mentana ha posto ieri, a Cortina d’Ampezzo, durante la rassegna «Una montagna di libri» in maniera secca e diretta. E le sue parole sono state tutt’altro che tenere: «Il Pd non ha un’idea di futuro». Non una semplice stoccata alla segretaria Elly Schlein, ma una critica che il direttore del Tg La7 ha esteso all’intero fronte progressista. «Questo problema è il problema di fondo della sinistra, che ha perso totalmente una bussola di futuro». Ma poi precisa l’amministrazione è roba per i sindaci, mentre la politica deve guardare al futuro. Tutta la politica, tutti i partiti. Mentana mette in fila le domande: «Cos’è che ci propongono per il futuro? Quali riforme? Nessuna. Qual è la funzione del Partito democratico? Qual è la funzione del Movimento Cinquestelle? Qual è la funzione di Alleanza Verdi-Sinistra? Che cosa vogliono fare?». E poi il punto decisivo: «Cosa vogliono fare per l’Italia del 2040? Il rapporto tra il Nord e il Sud, la lotta contro la denatalità, di tutto questo non hanno mai discusso, non si sa quale sia la linea su nulla».
È proprio qui che il campo largo mostra tutta la sua fragilità. Perché mettere insieme culture politiche differenti può essere una virtù soltanto se esiste una sintesi. Altrimenti diventa una sommatoria. E nel centrosinistra di oggi convivono socialdemocratici, ambientalisti radicali, ex grillini, pacifisti, europeisti, movimentisti e sensibilità liberal-progressiste che spesso sembrano condividere più ciò che contestano che ciò che intendono costruire.
Il problema diventa ancora più evidente quando si passa dalla propaganda alla politica estera. Che posizione avrebbe un eventuale governo del campo largo sull’Ucraina? Sul sostegno militare a Kiev? Sul riarmo europeo? Sul rapporto con la Nato? Sulla deterrenza? Sono questioni sulle quali le differenze tra Pd, Cinquestelle e sinistra radicale non sono sfumature. Giuseppe Conte ha mantenuto una linea molto più distante da quella atlantista ed europeista del Pd, mentre dentro il centrosinistra convivono posizioni profondamente diverse sul futuro della difesa europea.
Lo stesso cortocircuito riguarda l’immigrazione. Enrico Mentana la definisce «il tema dei temi su cui tutte le destre vincono, da Trump fino al resto del mondo». «Non c’è una linea. Li dobbiamo accettare o respingere? E se li dobbiamo accettare dove e come li teniamo? Che percorso gli diamo? E se li respingiamo dove li mandiamo? Niente». Una domanda politica che costringe la sinistra a uscire dal terreno rassicurante delle parole d’ordine. E lascia intravedere un percorso in cui si lavora alla formazione di un contenitore povero di contenuti nel quale le differenze vengono semplicemente congelate in nome dell’obiettivo elettorale.
