Stavolta non finirà a «Ranucci e vino» lo sport nazionale di questo paesello ipocrita, dove ogni scandalo si diluisce nell’indifferenza. C’è chi come Sigfrido Ranucci, che ne ha sempre per tutti ma poi scopriamo che quando si parla di lui, anziché rispondere agli italiani con la verità che professa nelle sue inchieste si paragona a Giovanni Falcone, Aldo Moro e Piersanti Mattarella. Troppo davvero, se perfino la sinistra con i suoi guru, Saviano e Jebreal, ha perso la voce. Un silenzio che imbarazza, perché sanno bene anche loro che il totem dell’infallibile eroe sta colando a picco, creando un cratere reputazionale in Rai senza precedenti. Il servizio pubblico si mescola ai proiettili e agli interessi di un faccendiere, Valter Lavitola, che confessa di essere il mandante e, tra una bomba e l’altra, scarica il suo «amico» per evitare vent’anni di carcere. È la manovra del sommergibile Ottobre Rosso: quella virata folle detta «Ivan il matto» per seminare chi ti sta alle costole. Ma il sommergibile della verità stavolta ha urtato il fondo e lo sanno bene anche Schlein e Conte. La palla è in mano all’ad Rai Giampaolo Rossi. Gli italiani gli chiedono di tutelare Report e Viale Mazzini. Deciderà lui come. Per quanto riguarda noi racconteremo tutti i dettagli dell’inchiesta, l’elemento nuovo è che i bombaroli sono pronti a parlare e che emerge un filo che unisce il sondaggio per incoronare Ranucci leader della sinistra a Soros e i dem americani per destabilizzare la Meloni. Se Ranucci fosse ospite di se stesso l’inchiesta sarebbe già pronta: una storia ben più torbida di quelle che racconta agli altri.

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