L’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano racconta un momento di forte disorientamento politico e personale. Pur senza arrivare a una rottura definitiva, Fiano ammette, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, di percepire oggi una distanza dal suo partito mai sperimentata prima.
Il nodo, ha spiegato, riguarda soprattutto il clima interno al Partito democratico e alcune recenti scelte politiche legate al conflitto in Medio Oriente e ai rapporti internazionali.
Una distanza crescente dal Partito democratico
Fiano non parla di una rottura immediata, ma descrive un progressivo allontanamento emotivo e politico. Il suo giudizio resta cauto ma netto, con un passaggio che sintetizza il suo stato d’animo. “Non sono ancora al punto che non tollero più il livello che si è raggiunto nel Pd - ha detto - ma sento che oggi c’è una distanza tra me e questo partito che non avevo mai sentito prima”. E ancora: “Il dialogo è quello che serve”.
Il legame con il partito, pur non spezzato, appare oggi più fragile rispetto al passato. L’ex deputato sottolinea di essere tornato da un incontro al campo di Fossoli, luogo simbolico della memoria della deportazione nazifascista, dove ha anche avuto modo di confrontarsi con una persona proveniente da Gaza. Un’esperienza che, nelle sue parole, rafforza la convinzione che il dialogo resti l’unica strada possibile.
Le condizioni per restare o lasciare
Fiano non ha ancora deciso se continuare il suo percorso nel Partito democratico. Prima di sciogliere la riserva, attende l’esito di alcune questioni politiche delicate. “Prima - ha spiegato - voglio vedere come finisce questa storia del gemellaggio con Tel Aviv e come va il voto alla Camera sulla legge sull’antisemitismo”.
A pesare sulla sua riflessione è anche la percezione di un insufficiente impegno del partito nel costruire spazi di confronto tra realtà israeliane e palestinesi favorevoli al dialogo. “Non si sono mai sforzati di farli parlare con qualche esponente dell’Autorità Palestinese”.
Il rapporto con i vertici e le reazioni interne
Sul fronte interno, Fiano racconta di aver ricevuto un solo messaggio dalla dirigenza metropolitana del Pd milanese, attraverso il segretario Alessandro Capelli, che avrebbe espresso comprensione per il suo stato d’animo, difendendo però la legittimità delle decisioni prese dagli organismi del partito.
L’ex deputato si aspetta invece un segnale dai vertici nazionali: “Attendo una chiamata dal Nazareno. La troverei opportuna. Sarebbe il modo per confermare che il partito è il luogo della discussione”.
In particolare, auspica un confronto con la segretaria Elly Schlein e con Stefano Bonaccini.
Il nodo del rapporto con le comunità e il Medio Oriente
Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto tra il Pd e le comunità ebraiche in Italia. Fiano non ha accusato esplicitamente il partito di antisemitismo, ma segnala una frattura crescente: “Non comprendo come mai non si faccia nulla”. E ha aggiunto una critica sul piano del dialogo internazionale: “In questi due anni e mezzo non hanno mai portato in Italia nessuno dei partiti israeliani che sono pronti al dialogo”.
Secondo la sua analisi, manca oggi uno sforzo concreto per ricucire relazioni e per favorire iniziative politiche capaci di coinvolgere sia interlocutori israeliani disponibili al confronto sia rappresentanze palestinesi istituzionali.
Sala e il dialogo istituzionale
L’ex deputato annuncia anche l’intenzione di confrontarsi con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ritenuto una figura equilibrata, per discutere delle sue perplessità sul tema del gemellaggio e del quadro politico più generale: “Ho intenzione di chiamarlo prima di giovedì”.
Una convinzione che resiste: cambiare dall’interno
Richiamando una posizione espressa in passato, Fiano ribadisce di non aver mai creduto nelle rotture immediate con il partito di appartenenza. Tuttavia, riconosce che la fase attuale è diversa.
“Penso ancora che si debba combattere dall’interno - ha sottolineato - ma è vero che la distanza che sento oggi dal Pd non l’ho mai sentita in questi vent’anni”.Per ora nessuna decisione definitiva. Ma una sensazione chiara: il rapporto con il Partito democratico è sospeso, in attesa di risposte politiche e di un confronto che, a suo giudizio, non può più essere rinviato.